Potenziamento centrale Enel a Ravenna, chiesti nuovi documenti

RAVENNA Il Ministero della transizione ecologica ha chiesto alcune integrazioni ad Enel per il progetto di potenziamento della centrale Teodora di Porto Corsini. L’impianto, in via Baiona, si affaccia al canale Candiano ed è in linea d’aria a poche centinaia di metri da Marina di Ravenna.

Tra le richieste principali a fronte del potenziamento della centrale, c’è quella di una riduzione delle ore di esercizio o della concentrazioni delle emissioni. Per il Mite serve in questo senso un’integrazione allo studio preliminare ambientale presentato dall’Enel «al fine di garantire l’imprescindibile neutralità del bilancio emissivo rispetto a quanto già autorizzato, per tutti gli inquinanti normati». Se, infatti, dovrebbe ridursi la percentuale di ossido di azoto in atmosfera ci sarebbe un leggero aumento delle emissioni di monossido di carbonio (secondo Legambiente del 9%). Tuttavia una delle questioni più dibattute riguarda l’emissione in aria di un nuovo inquinante: l’ammoniaca. Enel prevede infatti l’installazione di sistemi di denitrificazione catalitica (scr) proprio per abbattere i valori degli ossidi di azoto. Questi impianti utilizzano però ammoniaca che verrebbe così rilasciata nell’aria.

La Regione aveva già chiesto delucidazioni in merito e l’azienda, nelle sue controdeduzioni, aveva spiegato che nell’ambito del processo chimico di abbattimento degli inquinanti i principali prodotti delle reazioni saranno azoto e acqua, con l’ammoniaca che impatterà poco – anche a livello odorigeno – sull’ambiente. Il Ministero chiede comunque che questi dati siano messi nero su bianco, «al fine di evitare impatti non considerati», nello studio preliminare ambientale. Enel dovrà integrarlo con «un piano ad hoc delle ricadute al suolo dell’ammoniaca emessa, implementando stazioni di monitoraggio in continuo ed un protocollo per la rilevazione delle segnalazioni di molestie olfattive in accordo con Arpa».

Non è tutto. Ad Enel anche l’Istituto superiore di Sanità nelle sue osservazioni aveva chiesto approfondimenti sulle emissioni di ammoniaca. Il Ministero le sottoscrive e aggiunge «la necessità di progettare uno studio epidemiologico, con la collaborazione dell’Ausl territoriale per il confronto degli scenari di esposizione ante operam e post operam: per valutare la differenza delle concentrazioni attualmente emesse con quelle prospettate in futuro». Le ultime integrazioni che l’Enel dovrà produrre riguardano gli aspetti idrogeologici «considerando che l’area del nuovo impianto è soggetta a potenziali allagamenti, occorre verificare se non sia necessario rialzare il piano di posa anche delle altre opere, oltre a quelle per lo stoccaggio dell’ammoniaca, al fine di evitare possibili ulteriori impatti in conseguenza di scenari incidentali per effetto di detti allagamenti e di eventi meteoclimatici estremi». Ora l’azienda avrà 45 giorni per presentare i documenti.

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