Posti letto, crescono lusso e affitti non professionali

C’è un mercato, quello che afferisce al mondo del lusso, che non sembra proprio conoscere crisi. Nei giorni scorsi gli analisti di Bank of America Merrill Lynch hanno stimato che, a livello mondiale, l’industria più sfarzosa potrebbe chiudere l’anno in corso con una crescita del 15%. Non è quindi forse un caso se l’offerta anche sotto il profilo della ricettività turistica alberghiera, col passare degli anni, abbia preso una direzione che punta sempre di più verso l’alto. Anche in Romagna ciò sta avvenendo con una certa intensità, perché se è vero che in termini di assoluti (come analizzato nel numero Economia & Business della scorsa settimana, ndr) la capacità alberghiera sul territorio è sensibilmente diminuita dal 2016 ad oggi, con il numero di esercizi calato del 6%, quello dei posti letto del 2% e delle camere del 3,2%, è altrettanto vero che questo mutamento non è stato assolutamente trasversale.

Ciò che emerge mettendo in fila i dati diffusi annualmente dal centro studi della Regione Emilia-Romagna è infatti che il calo del settore alberghiero ha interessato, in modo tra l’altro decrescente, esclusivamente il mondo della ricettività a una, due e tre stelle. A partire dai posti letto, che in sei anni sono diminuiti del 17% quando si parla di alberghi a una stella, del 15% per i due stelle e del’1% per i tre stelle. Gli stessi identici tassi di decrescita si sono verificati per quanto concerne la quantità di camere.

Voglia di lusso

Al contempo e al contrario, l’offerta delle strutture a quattro e cinque stelle è cresciuta con cifre anche piuttosto rilevanti. In Romagna i posti letto delle strutture a quattro stelle e quattro stelle superior è salito del 3% dal 2016 ad oggi e quello delle camere del più 1%, mentre parlando dei cinque stelle e cinque stelle superior addirittura del 40%, lato posti letto, e del 44% lato numero di camere.

Il “boom” del lusso, però, mostra anche alcune ombre, se così si possono definire, perché fotografa un territorio, quello romagnolo, che non viaggia tutto alla stessa velocità. È il caso, ad esempio, della provincia di Ravenna, dove si vede molto bene come a crescere sia stato sostanzialmente il litorale cervese, da sempre fiore all’occhiello dell’offerta turistica estiva della provincia, mentre il resto del territorio non ha subito profondi mutamenti rispetto alla qualità del ricettivo. Allo stesso modo è accaduto nel forlivese-cesenate, dove a trainare la crescita del lusso è stata sostanzialmente Cesenatico, ma anche Gatteo.

Non professionale

L’analisi dei dati regionali fornisce poi un’altra lettura interessante, poiché al fianco del lusso cresce anche il ricettivo “non” professionale; quindi, tutto il segmento degli affitti gestiti in forma imprenditoriale e degli alloggi privati. Qui si entra nella sfera di coloro che operano principalmente tramite il canale Airbnb tanto discusso da parte degli operatori alberghieri, reo di aver tolto fette di mercato aprendo le porte anche a coloro che col mondo della ricettività poco avrebbero a che fare, in quanto basta avere una camera o un appartamento da affittare per diventare “albergatori”. Negli ultimi anni l’associazione di categoria Federalberghi, insieme alla guardia di finanza, ha lavorato duramente per far emergere dal nero tutta una serie di strutture che lavoravano senza pagare un solo euro di imposte e, soprattutto, senza avere alcuna tutela sotto il profilo della sicurezza per gli ospiti.

Ciò che è venuto fuori è un fitto tessuto di offerta extra-alberghiera che, guardando appunto agli alloggi gestiti in forma imprenditoriale, è cresciuto in termini di posti letto del 18% a Rimini, del 9% a Ravenna e del 13% a Forlì-Cesena. Lo stesso vale per gli alloggi privati, i cui posti letto sono aumentati in cinque anni del 111% a Rimini, del 7,2% a Ravenna e dell’1,7% a Forlì-Cesena. Male, invece, tutto il resto dell’extra-alberghiero, come b&b, campeggi e agriturismi, che hanno sempre chiuso col segno meno.

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