Poste spa, avanti con lo sciopero a San Marino

SAN MARNO. «I dipendenti di Poste Spa stanno dimostrando grandissima coesione, senso di responsabilità e solidarietà: lo sciopero è ormai giunto al quinto giorno». Così la Csu si schiera al fianco dei dipendenti: «Questi lavoratori in stato di agitazione stanno dimostrando ancora una volta quanto il governo e la politica siano distanti dai problemi del mondo del lavoro. E quanto sia difficile per chi governa, ammettere il fallimento totale del progetto di trasformazione delle Poste in Spa».

La vicenda
Il progetto originario nato nel lontano 2012 «ipotizzava la trasformazione delle Poste in un soggetto para-bancario che avrebbe addirittura dovuto raccogliere risparmio, aprire conti correnti ed emettere obbligazioni: servizi ad oggi (per fortuna) mai partiti» raccontano i sindacati. Nel 2013 si dà il via alla trasformazione dell’Ente Poste in Poste San Marino Spa «senza un articolato progetto di legge e senza alcun confronto con le parti sindacali». I governi cambiano «e quando ci si accorge che nel passato sono state fatte scelte insostenibili, ingiustificabili e oltretutto onerose per la collettività – fortemente criticate dalla Csu e dalle Federazioni Pubblico Impiego – l’attuale governo, che non ha responsabilità dirette nella creazione di Poste Spa e potrebbe rivedere questa decisione, tira dritto e promulga il Decreto delegato 60 del 29 marzo scorso». Una norma «che sancisce definitivamente – attaccano i sindacati – l’ingiustizia di creare posizioni lavorative con trattamenti diversi (le nuove assunzioni dovrebbero avvenire non più tramite le norme del settore pubblico ma utilizzando il contratto dei servizi)».
«Una realtà che pesa sul bilancio pubblico non può permettersi un direttore generale né un cda di cui non si conoscono le remunerazioni. È inaccettabile che il governo stia promuovendo la fusione con il Filatelico e Numismatico, per coprire le perdite di gestione di Poste Spa. Ed è inaccettabile che vi siano lavoratori si serie “A” e di serie “B”».

La protesta
Ai 12 lavoratori che fino al 31 marzo erano inquadrati nell’ambito della Pa «è stata presentata la scelta di “prendere o lasciare”. I lavoratori hanno dovuto inevitabilmente accettare, ma la dignità e lo spirito di solidarietà ha fatto stringere il 95% degli addetti postali di Poste Spa a fianco di chi è stato colpito». Ieri la Csu, unitamente ad una delegazione di lavoratori di Poste Spa, ha incontrato i capigruppo consiliari, la richiesta avanzata a maggioranza e opposizione è stata netta: «Ritirate subito il Decreto 60/2019 e rivedete la scelta di trasformare le Poste in Spa». Sempre ieri è arrivata una richiesta di incontro dalla Segreteria di Stato per gli Affari Interni per il 21 maggio con una bozza degli emendamenti modificati: «Evidentemente il messaggio inviato dai lavoratori e dai sindacati non è stato ben compreso dal governo che si ostina a difendere lo status privato di Poste Spa: il Decreto n. 60/2019 va ritirato». Lunedì 20 assemblea dei dipendenti con la Csu che illustrerà l’ultima proposta del governo. Nell’attesa gli addetti postali proseguono la mobilitazione.

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