“Porto Fuori (Ra)”, musica e ricordi per Manuele Fusaroli

Il suo nome non è noto ai più, ma Manuele Fusaroli è uno dei più importanti e influenti produttori e autori italiani degli ultimi vent’anni in campo indipendente, con alcune incursioni nel mainstream. Il musicista ferrarese, che in passato ha usato vari pseudonimi, per la prima volta si presenta come solista, con un progetto dal titolo “Mondo inferno”, che diventerà un album, ma per il momento ha visto pubblicati solo due singoli, con relativi video. Il primo è “Pelle d’oca e cuore d’elefante” nel cui video recitava Pierpaolo Capovilla del Teatro Degli Orrori; e il secondo, appena pubblicato, è “Porto Fuori (Ra)”, con protagonista del video Karim Qqru dei The Zen Circus.

Il brano, dedicato a un borgo alle porte di Ravenna, non ha mancato di suscitare polemiche, per come viene descritto nella canzone.

Prima di parlarne, chiediamo a Fusaroli di presentarsi, visto che per la prima volta si affaccia da solista sul mercato discografico.

«Non sono molto conosciuto perché ho sempre lavorato dietro le quinte, e non sono presente sui social: ho alcuni account Facebook con pseudonimi, ma non li uso, e su Wikipedia c’era una mia biografia fatta da non so chi, piena di errori, quindi l’ho fatta cancellare. Nell’ambiente musicale sono però molto conosciuto come produttore; vent’anni fa ho aperto il mio primo studio analogico, dove registravo col mio gruppo punk hardcore Enthropy, e con i gruppi del ferrarese. Non mi sembrava vero che qualcuno mi pagasse per fare quel che mi piaceva, così ho continuato, allargando mano a mano il giro; il mio primo maestro è stato Giorgio Canali, poi Tre Allegri Ragazzi Morti e, a livello internazionale, Karate, The Van Pelt, Elliott Murphy, Jason Molina e altri. Negli ultimi anni ho lavorato come autore e produttore con The Zen Circus, Luca Carboni, Nada, Marina Rei, Mezzosangue e altri».

Non solo musica indipendente, quindi.

«Sul concetto di musica indipendente ci sarebbe molto da dire: non considero certo tale quella che viene chiamata così adesso. Il mio concetto di musica indipendente è totalmente slegato dal fatto che sia fatta per piacere o per vendere dischi, come succede adesso».

Veniamo a questo nuovo progetto: “Mondo inferno”.

«L’ho intitolato così in omaggio al disco “Hell mundo!”, che registrai nel 2008 con la band DonVito e I Veleno. È una raccolta di canzoni che mi rappresentano nel momento attuale, già scritte e registrate, ma la mia idea è di far uscire un brano alla volta, con relativo video, e solo alla fine pubblicare l’album intero».

Parliamo del singolo “Porto Fuori (Ra)”, in cui lei descrive il sobborgo ravennate come una specie di Bronx in mano ai calabresi, nei cui bar vendono bustine di droga insieme al caffè.

«Descrivo una situazione che ho vissuto una decina d’anni fa. Molta della droga che girava a Bologna veniva da lì. Sulla strada che porta al mare, a Lido Adriano, c’erano barettini e kebabbari in cui potevi andare a rifornirti di tutto quello che volevi, in qualsiasi giorno e a qualsiasi ora, tranne quando c’è il Ramadan».

Parliamo del brano, in senso artistico.

«Comincia parlando di una coppia che fa il percorso di cui dicevo verso Lido Adriano (che nel testo è citata però come Lido di Dante, ndr), che genera ricordi duri, spiacevoli, ma con una vena romantica. Aver vissuto questa esperienza di dipendenza insieme crea un legame molto forte tra lui e lei. Nella seconda parte del brano, più cantata, si apre una riflessione: a causa della dipendenza non arrivavamo mai veramente al mare, ma l’unica volta che siamo arrivati alla spiaggia siamo stati investiti da un vento da est che faceva impazzire gli alberi, e anche noi. C’è un contrasto tra la poesia della natura e la distruzione dell’era moderna. In quel momento capisci che la tua vita è a una svolta».

Diciamo qualcosa anche del video che accompagna il pezzo.

«Racconta la storia del testo, ma alla fine si scopre che la ragazza della coppia è in realtà un manichino, che lui lascia sulla spiaggia e se ne va. Significa che fare questo tipo di esperienze ti smaterializza, ti rende di plastica, non più di carne».

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