Porti, la stretta di Bruxelles preoccupa lo scalo ravennate

La procedura di infrazione Ue sulle Autorità portuali preoccupa il sistema della portualità italiana e il presidente dell’Adsp ravennate e presidente di Assoporti, Daniele Rossi, chiama alla battaglia. Serve una trattativa, sembra dire Rossi, ma tenendo bene affilate le armi.

Il nuovo richiamo infatti, il mese scorso, della Commissione Europea all’Italia per imporre alle Autorità portuali la tassazione sui profitti che derivano dalle loro attività economiche, considerandoli alla stregua di soggetti privati, agita le acque per le conseguenze che porterebbero sulla possibilità degli Enti portuali di sostenere l’economia dei territori dove insistono. Per questo il presidente di Assoporti e vertice di via Antico Squero, parlando al convegno web organizzato pochi giorni fa da Assiterminal, ha usato toni molto netti. Il suo auspicio, appare chiaro, è che il Governo sia altrettanto duro al tavolo di Bruxelles. E invita all’invio di una metaforica “portaerei” al largo delle coste del Belgio. La nostra portaerei si chiamano Zunarelli, Munari e Maresca e quindi dobbiamo mandarli avanti per combattere questa battaglia». «Le tasse sul reddito e quindi sui canoni di concessione mi spaventano il giusto – mette a fuoco la situazione Rossi – nel caso ci sarà una contabilità di tipo civilistico e fiscale. Se da una parte avrò i ricavi dai canoni di concessione, dall’altro avrò pure dei costi che saranno anche gli ammortamenti degli investimenti che vado a effettuare”. La strategia del presidente dell’Autorità portuale, insomma, per evitare che l’azione della portualità venga ingessata dal provvedimento europeo sembra essere quella di spuntare, in trattativa, un nuovo equilibrio: Nessuna Commissione Europea potrà prendere che un’autorità portuale abbia solo ricavi.E se le entrate rappresentate dai canoni vanno tassate, nel conteggio dovranno quindi essere considerati anche i costi, per esempio tutti quelli che sostengono le Autorità portuali per il sistema economico. E voglio vedere a quel punto quali contributi ci chiederanno di pagare”. Per questo, per ora, Rossi invita a non soffermarsi su discussioni interne su quale conformazione dovrebbero assumere le Autorità di sistema portuale in un nuovo scenario: «Non è questo il momento per parlare di modello pubblicistico o di Spa privata. Io credo nel pubblico – conclude il presidente di Assoporti -, ma di sicuro non è questo il momento per discettare su tali aspetti. Ora è il momento del tavolo con Bruxelles». Nelle scorse settimane, intanto, la ministra dei Trasporti Paola De Micheli aveva deciso di impugnare il provvedimento europeo. Un passo che era stato accolto da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti plaudendo alla «presa di posizione finalmente chiara e netta». «Il ruolo che attualmente esercitano questi enti pubblici – sottolineano – è quello di regolare il mercato delle operazioni portuali, amministrare le aree demaniali e promuovere i nostri scali, andando così di fatto a svolgere un servizio di interesse generale, che va preservato, Se si stravolgesse questo nostro ordinamento – concludono i sindacati -, si snaturerebbe il ruolo di terzietà delle AdSP, a scapito della concorrenza e quindi delle tutele dei lavoratori».

Anche l’Associazione nazionale delle Compagnie e imprese portuali, che ha come presidente e direttore due ravennati, rispettivamente Luca Grilli e Roberto Rubboli, aveva sostenuto la presa di posizione della De Micheli, ritenendo «la pubblicità degli enti portuali italiani un patrimonio da salvaguardare, è uno degli asset strategici più importanti del Paese».

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