RAVENNA. Fumo nero sparato in aria con una “pioggia” di polvere che si era accumulata ovunque: sia all’interno del capannone dove veniva trattato il carbone; pure nel piazzale esterno, dove erano stati depositati sacchi ormai logori, dai quali il materiale era fuoriuscito finendo anche per contaminare le acque del vicino fossato. Era in piena attività l’impianto della società Fochista, in via Faentina a San Michele, quando i tre operai di turno hanno ricevuto l’ispezione della polizia locale e degli ispettori di Arpae. Lavoravano e confezionavano carbone vegetale derivato da legname, eppure – questo hanno appurato gli ispettori – lo stabilimento non era in possesso di alcuna autorizzazione per le emissioni in atmosfera, né per gli scarichi. Inoltre per il deposito del piazzale doveva ancora arrivare l’autorizzazione dei vigili del fuoco relativo alla pratica di prevenzione incendi. Su questi presupposti martedì è scattato il sequestro dell’intera area.

Denunciato il proprietario

A carico del legale rappresentante è scattata la denuncia per scarichi abusivi e per emissione non autorizzata in atmosfera delle polveri provenienti dall’impianto sequestrato. Nello specifico si tratta di una serie di macchinari che comprendono insaccatore, tramoggia di carico e separatrice.
L’ispezione ha portato gli agenti anche nel retro del capannone, dove era dislocato uno dei due impianti di filtraggio delle aspirazioni. Proprio dal ventilatore di quel macchinario aveva origine l’emissione in atmosfera delle polveri, senza che venissero convogliate sul tetto del capannone. Accanto, inoltre, sono stati recuperati altri sei filtri usati.
Altre irregolarità sono state contestate nel piazzale, su una superficie di 2.500 metri quadri su cui erano stoccati circa 6/700 tonnellate di carbone in sacchi quasi completamente rotti. Inquinate le acque del fosso lungo il confine, ostruito pure il tombino (l’unico) presente in tutta l’area.

Attivo dalla primavera scorsa

Dalle prime informazioni reperite dal personale dell’ufficio Edilizia ambiente e benessere animale, presente, è emerso che l’attività era partita dalla primavera dell’anno scorso e che il materiale depositato nel piazzale proveniva da Nigeria e Croazia. Le polveri derivate dalla produzione sarebbero dovute ripartire per la Croazia e vendute come sottoprodotto. Tuttavia, anche per il deposito, così come per il resto dell’attività, non era stata presentata nessuna pratica per il rilascio di autorizzazioni ambientali.
Secondo il legale rappresentante sarebbero stati sufficienti le certificazioni di conformità. Così si sarebbe giustificato, aggiungendo di non essersi accorto degli scarichi.
Dopo avere informato il sostituto procuratore di turno, Antonio Vincenzo Bartolozzi, l’intero impianto è stato posto sotto sequestro, in attesa di concludere le indagini.

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