Polpette avvelenate ai cani: giro di vite a San Marino

Abbandono di esche avvelenate, sul Titano arriva il giro di vite. Intanto l’aula chiede lumi sui presunti colpevoli che sarebbero protetti da «amicizie politiche». È stato ratificato nella seduta consiliare di giovedì il decreto legge volto a condannare con misure inasprite la violenza verso gli animali da compagnia, vittime di bocconi intrisi di veleno. In particolare, la novella legislativa estende la pena dell’arresto di secondo grado o multa (prevista dall’articolo 282 bis del codice penale) anche a chi “mediante esche e bocconi di cui siano vietati la preparazione, l’utilizzo o la somministrazione, l’abbandono, provochi all’animale sofferenze, intossicazioni, lesioni o la morte”.

Ad illustrare i provvedimenti stilati, «per rafforzare le misure di prevenzione, adottando soluzioni per reprimere gli eventi criminosi» scende in campo la segretaria per gli Affari interni, Elena Tonnini. Che mette sul tavolo anche una precisazione alla luce dei recenti episodi registrati a Monte Cerreto: «Sono escluse dal decreto le sostanze impiegate per disinfestazioni o derattizzazioni», puntando invece i riflettori sulla «volontà di usare una sostanza nociva per scopi diversi da quelli previsti». ​A seguire il consigliere di Rete, Gian Matteo Zeppa, ripercorre gli eventi che hanno condotto al giro di boa, partendo dal 2011, «quando il killer dei cani fece stragi al camping di Murata e poi dentro ai giardini privati (uccidendo in totale una trentina di cani, ndr)». Intanto si toglie qualche sassolino dalle scarpe, ricordando le voci che all’epoca si rincorrevano nei castelli di Città e Murata, quando il cerchio si sarebbe «ristretto su persone note, mai toccate grazie ad appoggi», rimarca. Stessa frequenza per Michela Pelliccioni di Dml che si accoda alla denuncia: «Le norme a tutela degli animali devono essere applicate in modo esemplare e senza ombra di dubbio». Provocano solo amarezza i rumor «che vanno avanti da anni – nota – e che sostengono come chi compia tali deprecabili azioni sia noto, ma tutelato a livello politico». Al riguardo esorta i colleghi a compiere un intervento forte e dall’altro incita chi possieda prove certe a farsi avanti per denunciare. Ad unirsi al coro Paola Barbara Gozi di Pdcs: «Dobbiamo aiutare i corpi di polizia a individuare questo o questi criminali, non solo scriverne su Facebook», incalza. Ancora più caustico Iro Belluzzi, consigliere indipendente di Libera, che stigmatizza tanto l’atteggiamento omertoso a cui si accenna, quanto i “si dice” che rischiano solo di minare l’onorabilità delle persone. «Va superato sia il chiacchiericcio, – esorta – sia l’omertà per paura di ripercussioni». A chiudere le riflessioni provvede Maria Katia Savoretti di Rf che esprime condivisione per il decreto, ma anche viva «preoccupazione per il reiterarsi di episodi inaccettabili».

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