Polli e frane, il Comune di Mercato Saraceno va in Cassazione

Come previsto l’amministrazione comunale ha deciso di ricorrere in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello che sanciva una sua responsabilità sulle reiterate frane che dal 2001 hanno provocato seri danni e poi portato alla chiusura di una attività di allevamento avicolo.

Curiosità tra le curiosità della storia: la sentenza della Corte d’Appello è del 5 aprile 2022 ma non risulta ancora notificata al Comune.

Dalla rupe di Montesasso, a più riprese a partire dal 2001, si sono ripetute frane che hanno danneggiato sottostanti capannoni di un allevamento avicolo e hanno poi portato alla emissione di una ordinanza di divieto di accesso e di cessazione della attività.

L’azienda agricola nel 2013 ha promosso una causa contro i proprietari dei terreni soprastanti e contro il Comune per i danni subiti, quantificandoli in circa 1.300.000 euro. Nei confronti del Comune la causa verteva sulla presunta inerzia della Amministrazione rispetto alle responsabilità in materia di salvaguardia della pubblica incolumità, tutela del territorio e prevenzione rischi. Con sentenza del 2017 il tribunale aveva ritenuto il Comune del tutto estraneo da responsabilità. Ma poi, in Appello, la sentenza ha sancito una responsabilità del Comune quantificando il danno da rimborsare in circa 150.000 euro.

La cifra è coperta da assicurazione e comunque nel frattempo il consiglio comunale, con una variazione di bilancio, ha previsto di accantonare questa somma in una apposita voce di bilancio. La questione però non si chiude così e il Comune ha deciso di ricorrere in Cassazione. Ci sarebbe soprattutto un problema di principio. La Corte d’Appello ha previsto una responsabilità a carico del Comune poiché in qualche modo solidalmente responsabile dei mancati interventi di manutenzione e di adeguata regimentazione delle acque, non effettuati dai privati proprietari dei terreni soprastanti. Ma riconoscere questo principio di responsabilità del Comune, secondo l’Amministrazione, non è corretto e spingerebbe i privati a non agire, certi che comunque il Comune si dovrebbe fare carico degli interventi di sistemazione. La giunta ha incaricato un legale per il ricorso in Cassazione, prevedendo al momento una spesa di 23.189,16 euro.

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