Questo album, che raccoglie il meglio di alcune session inedite che i Pogues tennero per la Bbc, dimostra che quello della band anglo-irlandese è stato, nell’ambito di una cultura pop sempre più conservatrice, un cammino spesso temerario. Cammino tracciato dal cuore, dal motore stesso del gruppo: Shane MacGowan. Disperato, a tratti brutale, lo smarrito Shane ha finito con l’incarnare, in una carriera che dura tuttora (pur con alti e bassi, dovuti soprattutto alla sua dipendenza da alcol e droga), l’antitesi delle star preconfezionate della musica pop corrente.

Dai brani contenuti in “The Bbc Sessions 1984-1986”, dalle condotte strumentali e dall’architettura armonica e ritmica, emerge l’ipotesi di un folk moderno (i Pogues affrontano con spirito iconoclasta, con una specie di furore dadaista, gli impulsi che derivano loro dalle matrici tradizionali…). Canzoni che acquistano spessore grazie alle intuizioni melodiche di MacGowan, al suo canto sbilenco, strascicato, “etilico” e alle liriche aspre e dolorose che raccontano sovente di una vita ai margini, denotando consapevolezza storica, profondità psicologica e impeto romantico [“L’altra notte mentre dormivo/ Ho sognato di incontrare Behan/ Gli ho stretto la mano/ E abbiamo trascorso la giornata insieme/ E quando l’ho interrogato sulle sue prospettive/ Sul senso della vita/ Non ha avuto altro da dire/ Che poche parole chiare e semplici/ Io sto andando ovunque soffi il vento/ Io sto andando dove scorrono fiumi di whiskey/ Ho maledetto sanguinato e bestemmiato/ Sono fuggito dalla legge e mi hanno arrestato/ La vita ha sempre cercato di strattonarmi/ Ma la corda alla fine si è sempre dimostrata troppo lenta/ E ora che ho un gruzzolo/ Me ne andrò a Chelsea/ Ci entro sulle mie gambe/ Ma voglio uscirne a pancia in su/ Perché sto andando ovunque soffi il vento/ Io sto andando dove scorrono fiumi di whiskey” (Streams Of Whiskey); “Se perdessi la grazia di Dio/ E nessun medico fosse in grado di curarmi/ Se venissi sepolto/ Ma gli angeli non dovessero accogliermi/ Lasciatemi andare, ragazzi/ Lasciatemi andare, ragazzi/ Lasciatemi andare giù nel fango/ Dove tutti i fiumi giacciono aridi/ Questa terra è sempre stata la nostra/ Era la terra gloriosa dei nostri padri/ Appartiene a noi e a loro/ A nessun altro/ Lasciateli andare, ragazzi/ Lasciateli andare, ragazzi/ Lasciateli andare giù nel fango/ Dove tutti i fiumi giacciono aridi” (If I Should Fall From Grace With God); “Là i maschioni e i travestiti si pavoneggiavano in tiro/ E il vecchio con i soldi ti lanciava un sorriso/ Nell’oscurità di un vicolo ti davi da fare per cinque scellini/ Per un lavoretto veloce di mano giù nella Old Main Drag/ Nelle fredde notti d’inverno la vecchia città era congelata/ Ma c’erano ragazzi nei caffè che ti davano pillole da pochi soldi/ Se non avevi soldi cercavi di persuaderli o imploravi/ C’era sempre tanto Tuinal sulla Old Main Drag” (The Old Main Drag)]. “Arte povera” sempre in bilico tra realismo urbano e slancio lirico, tra malinconiche ballate e momenti di vera e propria furia dionisiaca.

<<Shane MacGowan – ha scritto Piero Turone – è riuscito, durante tutta la sua carriera, a mettere insieme un autentico e affascinante corpus di opere per tutti i reietti, in cui odio e amore si confondono. Canzoni sature di rabbia e allo stesso tempo ricche di umanità, contraddistinte da una vena poetica dolorosa, romanticamente sconfitta. Il musicista di Pembury è uno di quei songwriter che meriterebbero ben altra fortuna. Bastano, a conferma, le parole dette da un altro sublime musicista bohémien, Tom Waits, dopo un concerto dei Pogues: “Da vent’anni non incontravo una band come questa: sono straordinari. MacGowan è straordinario”>>.

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