Ravenna, caso Poggiali, i legali contro il nuovo ricorso: “Ergastolo processuale”

La decisione della Procura Generale di Bologna di impugnare nuovamente in Cassazione la sentenza con la quale la Corte d’Assise d’Appello di Bologna per la terza volta ha assolto Daniela Poggiali dall’accusa di avere ucciso la paziente 78enne Rosa Calderoni, spinge i difensori dell’ex infermiera dell’ospedale “Umberto I” di Lugo, tornata in libertà lo scorso 25 ottobre, a rilasciare una dichiarazione congiunta. Parlano di «ergastolo processuale» per un caso giudiziario ancora aperto a 8 anni di distanza dal fatidico 8 aprile 2014, data in cui l’anziana morì, secondo l’accusa, uccisa dalla 49enne di Giovecca con dosi letali di potassio.

«La Procura Generale di Bologna, esplicitando il suo intendimento di ricorrere in Cassazione contro l’assoluzione pronunciata dalla Corte d’Assise d’Appello nei confronti dell’infermiera Daniela Poggiali, preannuncia l’esercizio di una propria facoltà – è l’incipit del comunicato a firma degli avvocati Alessandro Gamberini, Gaetano Insolera e Lorenzo Valgimigli –. In questo caso però si tratta della terza sentenza assolutoria in grado di appello, come le due precedenti con la formula più ampia, perché il fatto non sussiste nei confronti dell’imputata condannata all’ergastolo in primo grado».

Ora, «il preannuncio di un nuovo ricorso dopo che ben diciotto giudici di merito in grado di appello hanno deciso per l’innocenza, non tiene conto del principio costituzionale che impone una ragionevole durata del processo, posto anche a tutela del cittadino che non può essere esposto a un giudizio penale interminabile: un ergastolo processuale. Ciò a maggior ragione quando l’accusa reca con sé un carico di infamia e la pena dell’ergastolo. Una vicenda processuale di questo tipo è, a nostra conoscenza, senza precedenti».

Nella nota, i legali rimarcano che l’inchiesta ravennate «è stata fortemente censurata da tutte le sentenze assolutorie d’appello, in particolare dall’ultima, ampiamente motivata in 270 pagine all’esito di una rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, conforme a quanto la Corte di Cassazione aveva indicato».

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