Poesia: “I fanciulli dietro alle porte” di Rosita Copioli

Si intitola “I fanciulli dietro alle porte” la nuova raccolta della poetessa Rosita Copioli edita da Vallecchi Firenze e uscita in questi giorni in libreria. L’opera verrà presentata sabato 10 dicembre alle ore 17 alla biblioteca Baldini di Santarcangelo di Romagna e in dialogo con l’autrice ci sarà anche Luca Cesari.

Copioli, com’è nata questa raccolta di poesie?

«Dopo “Le acque della mente”, l’ultima raccolta pubblicata nello Specchio Mondadori nel 2016, continuai a scrivere poesia secondo le ispirazioni che sentivo di dover seguire. A poco a poco prese forma la configurazione dei “Fanciulli dietro alle porte”, il cui tema è il desiderio secondo Leopardi, il poeta più “mio”, sul quale mi sono laureata, e su cui ho continuato a lavorare. È il desiderio “spaventoso” nella ricerca totale dell’assoluto, e del Tutto. Intorno al 16 settembre 1823 Leopardi leggeva il “Simposio” di Platone e Saffo, applicandoli a sé, all’amore, allo spavento della bellezza e dell’infinito “impossibile».

Quali sono le tematiche che la caratterizzano?

«Tutte e dodici le sezioni del libro declinano questo tema terribile del desiderio, simile a una accensione, che è alle radici del nostro essere nelle forme più varie, in apparenza opposte: da quella del fuoco, principio della vita e dell’eros, luce bianca o rossa o nera, come in Lucifero che si allontana da Dio verso la tenebra (ma è anche la prima stella del mattino, Venere «che d’amar conforta)». Per questo, dopo “I semi del fuoco”, la prima sezione di ouverture, la seconda (“Nel petto di Prometeo”) e la terza (“Iugoslavia 1993-2017”) entrano profondamente sul contrasto luce tenebra, bene male, nelle loro ambiguità reali: nel pensiero, nei rapporti umani, nella storia, nelle guerre, come in quella recente di Iugoslavia sempre sul punto di riaccendersi. Qui per esempio, con la nostra vicinanza fisica – siamo a un braccio di mare – ho fatto risuonare i tanti rapporti anche remoti con Rimini. E qui inizia il richiamo a quella Romandiola, che esploro anche in altre sezioni: così ampiamente non l’avevo mai raffigurata nei miei libri di poesia precedenti, tranne ne “Le figlie di Gailani”. Tuttavia il contrasto di luce e tenebra nell’incandescenza e nel superfreddo, è un fatto fisico. Così la sezione “Teorie della fisica” è ispirata alle teorie dello spaziotempo dipendenti da quella della relatività ristretta di Einstein; riprende il calore dei buchi neri, i collassi delle stelle, i rimbalzi dopo le massime compressioni, che non hanno effetto solo nella materia, ma nell’anima e nell’arte (un altro dei motivi conduttori del libro). Infine dalla sezione “Uccelli sotto vetro”, dedicata a San Miniato e alle Porte Sante, alle ultime tre e a quella conclusiva che dà il titolo al libro, ritorna protagonista il desiderio, insieme all’amore».

C’è qualche autore a cui ha fatto particolare riferimento?

«Fin da “Splendida lumina solis” (1979) dei “sistemi” di scrittori si intrecciano anche in lingua originaria. “Nel petto di Prometeo” torna in particolare Lucrezio, ma poi ci sono Virgilio, i provenzali, i mistici medievali, i persiani, Goethe, Dickinson, Yeats, per citarne alcuni. Del resto, per un poeta è inevitabile nutrirsi di chi l’ha preceduto».

Tra le sue pubblicazioni ci sono anche “Gli occhi di Fellini” e “La voce di Sergio Zavoli”. Che rapporto aveva con queste figure?

«Ho ricevuto l’onore dell’amicizia di entrambi. Un rapporto “nutriente”, per usare l’espressione di Fellini. Passava attraverso la poesia».

Ingresso libero.

Info: 0541 356299

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