BRISIGHELLA. I piccoli paesi soffrono. Diventa sempre più difficile continuare a viverci, quando i punti di riferimento locali o chiudono o sono a rischio estinzione. Vale per i negozi come per i servizi. Spesso le famiglie vengono toccate nei loro affetti più cari, nelle loro abitudini, ormai consolidate, se non addirittura private di una memoria che ha visto padri e nonni spendersi per creare una comunità più a misura d’uomo. Un allarme in tal senso viene ora lanciato da Fognano, in merito al grande complesso del convento Emiliani, in cui le suore ancora gestiscono un asilo nido e una scuola materna che si vorrebbero mantenere, nonostante una evidente carenza di bambini. Così alcuni genitori si sono mobilitati lanciando un appello al fine di mantenere un valore che va oltre il servizio offerto.

La mobilitazione del paese

«La situazione non è rosea – spiega Lamberto Leoni – ed è facile intuire come il primo problema sia quello economico: senza falsa demagogia bisogna dire che l’enorme struttura del convento ha costi di gestione molto elevati e il seppur frenetico lavoro delle poche sorelle rimaste non può far sempre fronte a questo problema. Ma stiamo parlando di una realtà che ha cresciuto centinaia di noi. Una realtà che oltre all’innegabile peso economico ha un grande valore affettivo per Fognano. Attualmente nel nostro asilo ci sono tre sezioni che comprendono in tutto poco più di 20 bambini. L’asilo nido ne conta solo tre. Decisamente pochi, tant’è che le rette non bastano nemmeno per pagare una dada».

Camere e teatro

Se la scuola dovesse far fronte alle spese di mantenimento con le rette forse non basterebbero nemmeno un centinaio di bambini, ma finora il servizio è rimasto, inteso più come una missione da parte delle suore, le quali per sopperire ai costi necessari, cercano di valorizzare al massimo le altre loro offerte. Il complesso monastico è infatti uno dei più grandi d’Europa, dispone una forte ricezione: si parla di 8/9mila pernottamenti l’anno in 80 camere, 78 bagni e 180 posti letto, ha sale per convegni e conferenze; un teatro, una chiesa, un museo, vi sono custodite importanti opere, svolge un servizio di refezione e organizza incontri e appuntamenti culturali. La situazione strutturale è dignitosa ed è tutto ben tenuto. «Le persone ospitate – continua Leoni – contribuiscono a mantenere viva Fognano. Se si valorizza il convento, anche a livello turistico, aumentano le prospettive anche per l’asilo.

Certo c’è chi preferisce mandare i figli agli asili comunali, dove si pagano solo i pasti e il trasporto, ma ricordiamoci che qualora si perdesse questo servizio, il prossimo “naufragio” sarà la scuola elementare, che senza bacino da cui attingere non avrà un futuro».
Leoni, supportato da altri che la pensano come lui, non chiede soldi per le suore, ma di «pensarci bene» prima di iscrivere, adesso a gennaio, i figli in asili più lontani, anche se più convenienti economicamente: «la retta – dice – non è alta se si considerano la flessibilità degli orari, il risparmio sul trasporto, la possibilità di mantenere viva la nostra comunità e un nostro punto di riferimento. La disponibilità delle suore è totale, non c’è la rigidità nelle entrate e nelle uscite, una volta sono andato a recuperare mio figlio alle 20.30 e la mattina i bambini se c’è necessità, si possono lasciare anche molto presto, prima di recarsi al lavoro». C’è però un aspetto, comprensibile, che si abbina ai motivi economici: molti figli di immigrati non vengono iscritti ad una scuola cattolica, seppure dietro casa, per fattori religiosi.

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