Poche risorse stanziate per le donne vittima di violenza

È di pochi giorni fa l’entrata in vigore del “reddito di libertà”. Si tratta di una sorta di bonus, di 400 euro mensili, per 12 mesi, per aiutare le donne vittime di violenza. Un contributo economico che le aiuti nel passaggio dalla convivenza con l’ex compagno o marito violento al raggiungimento di un’indipendenza economica.

Decisione importante

Si tratta di uno strumento molto atteso per le tante vittima di violenza, cresciute nel 2020 di quasi l’80% rispetto all’anno precedente, come confermano i dati Istat relativi alle richieste di aiuto giunte al numero 1522 anti-violenza. A pesare sono stati soprattutto i mesi di lockdown, con una crescita di chiamate del 176,9% ad aprile e del 182,2% a maggio, rispetto agli stessi mesi del 2019.

Spese da affrontare

Il “reddito di libertà” dovrebbe servire a facilitare l’indipendenza di una donna che ha subito violenza, in modo che da sostenere una parte delle spese di affitto di un appartamento, frequentare un corso di formazione che la reintroduca nel mondo del lavoro o pagare le spese scolastiche degli eventuali figli che vivono con lei. Può essere cumulato con altre forme di sostegno economico come il Reddito di cittadinanza. Troppo pochi soldi per troppe donne? Il Governo ha stanziato in tutto 3 milioni di euro, ma già su questa cifra sono sorte molte perplessità dal mondo dell’associazionismo femminile.

Servono più fondi

Secondo la rete nazionale antiviolenza D.i.Re si tratterebbe di “intervento di facciata”, di cui ne potranno beneficiare, dai loro calcoli, «Al massimo 625 donne in tutta Italia, quando sono oltre 20mila ogni anno le donne accolte nei soli centri antiviolenza della rete D.i.Re, e solo per queste donne sarebbero serviti 48milioni di euro, a cui si aggiungono le circa 50 mila donne nel totale dei 302 centri antiviolenza contati dall’Istat nel 2018».

In zona

Ma quante potrebbero essere le donne nel territorio cesenate a poterne fare richiesta? Carolina Porcellini, referente del Centro donna del comune di Cesena, dice: «Il “Reddito di libertà” per essere erogato dall’Inps deve riguardare una signora che ha contemporaneamente una situazione economica precaria, di povertà, ed essere vittima di violenza. Servono perciò due relazioni, una dei servizi sociali che attestino la situazione economica ed una del centro antiviolenza che attesti il percorso di fuoriuscita. Poi la donna, in maniera autonoma, con le sue credenziali Speed collegandosi al sito dell’Inps ne può fare domanda. Può fare da sola ma anche con l’aiuto del comune, che può supportarla nella compilazione della domanda».

Novità da inquadrare

«Essendo un provvedimento di pochi giorni fa il comune si sta organizzando e noi ci siamo rese disponibili come punto di riferimento, su appuntamento, per la compilazione della domanda, che deve essere presentata entro fine dicembre. A breve ci sarà un confronto per capire quali organizzazioni comunali potranno seguire la cosa».

Ritardi e burocrazia possono essere un ostacolo per le donne. Il fondo è ad esaurimento e quindi il bonus di 400 euro sarà erogato alle donne che ne faranno domanda per prime. «Certo non è un aiuto vasto – continua la Porcellini – ma se serve da stimolo a riflettere su queste situazioni e nel tempo a spingere l’erogazione da parte delle regioni e del Governo di altri fondi è ben accolto. Noi siamo contente dell’opportunità che viene data, perché certo nel nostro territorio vi sono delle donne che ne potrebbero usufruire. Un sostegno economico per queste donne infatti è prezioso perché uno dei nodi che costringe le donne a non troncare una relazione violenta è proprio il non avere un’indipendenza economica. E la violenza economica è spesso presente nei racconti delle donne da noi seguite. Il “Reddito di libertà” è comunque un’azione positiva, che dovrà essere valutata nel tempo, monitorata su come è andata e servirà investire di più, perché non può essere risolutiva da solo, se non è inserito in un contesto di misure il cui obiettivo sia consentire alle donne di raggiungere questa conquista di autonomia. Servono azioni continuative e ben proporzionate, non un aiuto una tantum».

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