Pizzolante: Zalone, le sardine e l’anno che verrà

Pizzolante: Zalone, le sardine e l'anno che verrà
Le Sardine in piazza a Imola (foto mmph)

A patto che Checco Zalone continui a fare il comico e non il leader di partito e che le Sardine non facciano un partito, l’anno si chiude bene e ricomincia meglio. Doveva essere un “anno bellissimo”, secondo il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Lo è stato per lui, sicuramente, non per l’Italia. Però, non sarà stato bellissimo, ma poteva andare diversamente.

Potevamo chiudere l’anno con Salvini Presidente del Consiglio, Lucia Borgonzoni Ministro della Cultura, Mario Giordano Ministro dell’informazione e dello spettacolo, Paolo Del Debbio Ministro dello sviluppo economico, Daniele Capezzone Ministro degli Interni.
E la Meloni, Vice Presidente del Consiglio come punto di equilibrio democratico. Caspita!
Meglio! Peggio? I gusti son gusti!
Comunque, le cose sono andate così. Per me.
Sino al 14 Agosto, mi veniva voglia di andare via. Letteralmente! Guardavo i miei nipotini e dicevo che non potevano crescere in un Paese così. In un Paese dove il Ministro degli Interni specula sulla disperazione. In un Paese che era riuscito a scandalizzarsi per una battuta (infelice) di Berlusconi sull’abbronzatura di Obama e però non provava più alcuna emozione umana sui “neri” in “crociera”, con i “telefonini, gli occhiali, i muscoli in vista”, che facevano la “pacchia”.
In un Paese che chiude i centri di accoglienza e di integrazione, per lasciare nelle strade e nelle stazioni decine di migliaia di persone, per fare ancora più paura a chi ha paura. E per alimentare l’odio di chi odia. Troppo!
In un Paese in cui, a torso nudo, a Milano Marittima, a 46.1 km e 50 minuti d’auto da Predappio, il Ministro degli Interni chiede i pieni poteri, con il rosario in mano, in mezzo alle cosce e ai culi delle ragazze.
Con commentatori e conduttori televisivi che esaltavano a voce alta (molti lo esaltano ancora, sinché starà sopra il 30% sarà così) l’uomo nuovo (e in realtà vecchissimo), con uno sguardo alla carriera, nella Rai sovranista e in Mediaset e su La 7 e le mani al portafoglio.
Beh, dai, non si può vivere in un Paese così. Fosse solo per un fatto, diciamo, “estetico”. Sì certo, ci sarebbero anche questioni di civiltà, di umanità, di buon gusto, di buon senso.
Ma non va bene. Perché saremmo allora “buonisti”. 100 anni fa ci avrebbero detto, “pietisti”. Non va bene.
Poi il 14 di Agosto, di colpo, c’è stato un cambio di prospettiva, ascoltavo Salvini al Senato, diceva a Di Maio, più o meno, sì va bene dai, abbiamo scherzato, facciamo insieme il taglio dei parlamentari, torniamo insieme. Fai il Presidente del Consiglio. Poi avrebbe detto ancora. I conduttori delle televisioni di cui sopra, dicevano che era la mossa del cavallo. Capii subito che era il raglio del somaro. E che la mossa giusta l’aveva fatta Renzi.
Capite che sarebbe potuta andare anche peggio? Che avremmo potuto avere Di Maio Presidente del Consiglio? E Paragone all’Economia? Fosse stato per Salvini!
Direte voi, ma i 5 stelle con il Pd? Ah certo. Però vedete, i 5 stelle con il Pd, allora, sì è vero, c’è un Governo che non è un granché. Sì è vero, c’è ancora un modesto sindacalista dei peggiori Pm, alla Giustizia.
Ma i 5 stelle non ci sono più. Stanno evaporando. Guardate le cose da questa prospettiva! Non è male. È emerso il grande imbroglio. Se non fanno i ministri, non si tagliano più lo stipendio. Si stanno mandando affanculo da soli. E il Pd? I più accorti di loro capiscono che con quella che Panebianco chiama la “ Democratura”, la Repubblica delle Procure, è fallita la democrazia rappresentativa, l’unica possibile. E questa è anche responsabilità loro. Dal moralismo di Berlinguer, al giustizialismo del primo Violante, che hanno prodotto Berlusconi, sino al “ma anche” di Veltroni. Tutti affluenti al grande fiume del populismo.
Ma l’anno finisce bene. Le Sardine dimostrano che abbiamo ancora gli anticorpi a tutto ciò. È una cosa enorme. Inaspettata.
E vediamoci Checco Zalone. Che ci dice che più potenti dei potenti sono i nostri vizi, i nostri difetti, le nostre viltà. Andrò a vederlo per ridere e riflettere.
E il 9 Gennaio andrò a vedere Hammamet! Per piangere un po’.
E il 26 di gennaio? Speriamo bene.

*già Parlamentare

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