Chi legge il voto sul risultato dei partiti sbaglia. Le regionali hanno visto trionfare il protagonismo dei governatori. Con un voto sempre più personalizzato. E il voto ai partiti è strettamente collegato agli umori verso la leadership dello stesso. In positivo o in negativo. La Meloni cresce verso vette impensabili e porta con sé Fratelli d’Italia. Renzi fa il viaggio contrario. E Italia Viva non nasce. Salvini è appannato e la Lega va giù rispetto ad un anno fa. Crolla al sud. Dove si pensava potesse ereditare il ruolo che fu di Forza Italia.

In Puglia perde 16 punti in un anno. Voti solo in parte recuperati dalla Meloni. All’incrocio delle elezioni regionali, venuto meno il voto anti migranti, la transumanza del voto organizzato locale, collegato a piccoli capi locali, è andato verso la Meloni, dopo aver provato i brividi di Salvini. Colui che aveva “riscattato” il sud non per averlo elevato verso il nord, ma per aver fatto sentire i meridionali superiori agli africani. A sinistra il Pd rimane in equilibrio fra il voto alle politiche e quello alle europee. Intorno al 20. E da lì non si muove. Rimangono nella culla Renzi, Calenda e company. Nella culla del loro ego. Il Pd è debole, è solo, ed è contento di essere solo. Gioisce per le performance di Renzi. Vuole una alleanza strategica con i 5 stelle, che nelle regioni nelle quali si è votato sono passati dal 34.8 all’8. Chi li capisce è bravo. Illustri commentatori dicono che ha vinto Zingaretti. Chi li capisce è bravo. Il Centro Destra è abbondantemente sopra al Centro Sinistra più 5 stelle. E nelle urne hanno vinto gli Emiliano e i De Luca, che di Zingaretti, francamente, se ne infischiano. Nel Centro destra hanno vinto Zaia e Toti e il candidato della Meloni nelle Marche. Lista Zaia 45 per cento e lista Toti 22.7.
Voti che nulla c’entrano con i partiti. Sono voti trasversali andati ai governatori, da Toti a De Luca a Zaia ad Emiliano per il loro protagonismo sulla crisi Covid o per il ponte di Genova o per la loro bravura, per la loro capacità di essere popolari o populisti. In assenza d’altro, in assenza di partiti, governo, leadership vere, funziona. Non c’è alcun insegnamento di prospettiva in questo voto. L’unico insegnamento è che, così, non c’è prospettiva. Fra un anno nuovi umori, nuovi protagonisti, nuovi vincitori e sconfitti. Gira la ruota. Paradossalmente, l’unico segnale di un certo valore è quello venuto dal Referendum. I parlamentari avevano votato una legge con la quale dichiaravano di essere contenti di impiccarsi. Con la quale sostenevano di essere inutili, di essere troppi, di essere numeri e poltrone. Per ipocrisia e viltà. Il 30 per cento degli elettori ha risposto che loro forse sono inutili, ma il Parlamento no.
Viva il Parlamento.

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