Mi piace molto analizzare le classifiche sulla qualità della vita nelle città. L’ultima, quella del Sole 24 ore. È necessario però un po’ di distacco. Bisogna comprendere che sono utilizzati criteri imperfetti, indicatori a volte generici. È più facile misurare la quantità, molto più difficile comprendere la qualità del vivere. Ci sono numeri che possono non corrispondere a sensibilità ed emozioni soggettive. Io ho nel cuore Rimini e Lecce.

Le mie città. Rimini risulta diciassettesima (meritiamo di più), Lecce ottantaduesima (non lo meritiamo). Come è possibile? Lasciamo perdere che, per me, dovrebbero essere nei primi 5 posti, con Milano, Firenze e Venezia. Non si fanno le classifiche in base ai miei gusti, certamente.
Ma, insomma, i criteri sono discutibili. Discutiamoli! Firenze è quindicesima, Monza sesta, con tutto il rispetto per i brianzoli.
Quando sono davanti a Santa Croce, mi manca il respiro. Mi chiedo per quale maledizione di Dio non posso andare, ogni mattina, a far colazione di fronte a Santa Croce? Poi mi ricordo che sono nato a Lecce. E che vivo a Rimini. E sto meglio.
Cioè, con tutto il rispetto della bella Brianza, vuoi mettere, bere il caffè in ghiaccio da Alvino, in piazza Sant’Oronzo a Lecce, con un pasticciotto alla crema al limone, di fronte all’Anfiteatro e alla statua del Santo, in maniche di camicia, all’aperto, il giorno di Natale? Vuoi mettere?
Ma Lecce è all’ottantaduesimo posto. Bah!
È un problema anche di reddito, di opportunità di lavoro, di offerta culturale, di buona amministrazione. Si dirà. Sì certo, ma fatevi un giro nel centro storico di Lecce, perfettamente ristrutturato, da ottime Amministrazioni Pubbliche.
Rimini è prima per cultura e tempo libero. Benissimo! Ma al centoquattresimo posto per Giustizia e Sicurezza. Cioè, Piazza Cavour è Romagna, poi ci spostiamo in Piazza Tre Martiri e siamo nella Locride?
Per Affari e Lavoro, Rimini è quinta, per Ricchezza e Consumi, sarebbe settantaduesima. Caro Sole, se ti vengono fuori classifiche del genere, fatti delle domande a datti delle risposte, o no? Sui criteri utilizzati.
Ma non si vuole qui, polemizzare oltre quanto è giusto. Perché al netto di criteri imperfetti e di incongruenze palesi, lo studio ci dà una indicazione generale dell’Italia e delle nostre città.
Delle nostre ricchezze sorprendenti, delle miserie inaccettabili e tristi.
Fra le prime 70 città italiane ci sono solo 5 città del sud. O meglio, una città del sud, Bari, e 4 città della Sardegna, Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano, un mondo a parte, per me. Sorprendente Sardegna.
Capito? Considerando i grandi numeri e non i dati particolari, si ha chiaro il quadro di un Paese pazzesco, che però corre con alcuni cilindri ingrippati. Con dentro, Milano prima e Caltanissetta ultima. E quasi tutto il sud in fondo alla classifica. Nonostante il pasticciotto leccese, la verdura che sa di verdura, la frutta di frutta e il Babà di, Babà. Maledizione.
E attenzione, Milano prima in Italia, ma, anche in Europa e nel mondo.
Bella la testimonianza, sul Corriere, di Marie Louie, newyorkese, trapiantata a Milano. Dice che appena arrivata a Milano guardava in maniera compulsiva l’orologio, mentre si spostava da un posto all’altro. Poi ha capito che a Milano si può essere puntuali senza compulsioni. Mangiava sempre in piedi, come si fa a New York, poi ha capito che a Milano si può mangiare anche seduti. Andava al cinema e teneva la borsa stretta sopra le gambe, per paura che la rubassero. Poi ha capito che poteva poggiarla anche sotto le gambe!
Ecco, mia modesta conclusione, se il sud somigliasse di più a Milano e se i milanesi imparassero a mangiare i pasticciotti e i Babà, l’Italia sarebbe sorprendente e perfetta. Più delle classifiche del Sole 24 ore.

*già parlamentare

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