In una ampia intervista al Foglio, al direttore Claudio Cerasa, il nuovo ministro degli interni Luciana Lamorgese, già capo di gabinetto di Alfano e Minniti e poi Prefetto di Milano, ha fatto il punto sull’immigrazione, dopo solo 4 mesi dalla sua nomina a ministro. Luciana Lamorgese fa alcune analisi strategiche interessanti, sulle quali torneremo, ma, soprattutto, fornisce numeri molto importanti , molto significativi, più di tante parole. Dall’accordo di Malta, 23 settembre 2019, sui ricollocamenti in Europa, molte cose sono cambiate.

Già dal mese di ottobre, “è la Commissione Europea”, dice il ministro, “e non più l’Italia a richiedere la redistribuzione dei richiedenti asilo e prima dell’arrivo in Italia”.
Cioè, prima dell’arrivo in Italia già si attivano le procedure per il trasferimento nei paesi europei. Con procedure velocissime. Prima occorrevano mesi e sequestri di navi e porti chiusi. Per finta. Mica male come cambiamento.
Questo significa, aggiunge il ministro, “che è stato riconosciuto il fatto che entrare in Italia significa entrare in Europa, superando, di fatto, il regolamento di Dublino”.
Cosa enorme. Salvini riteneva inutile andare agli incontri per ridiscutere Dublino. E non ci andava.
Vediamo adesso i numeri.
Dal primo di gennaio 2019 sino a settembre, 85 trasferimenti. Con i “porti chiusi” meno di un centinaio di trasferimenti e chilometri di pagine di giornali sull’emergenza immigrati, sulle invasioni. Con Salvini, a reti unificate, che difendeva la “Patria” sotto attacco. Dopo accordo di Malta, sino a gennaio, in solo 4 mesi, 470 trasferimenti. Nel silenzio di giornali e televisioni.
Nel 2019, 11 trasferimenti al mese, dopo Malta, 98 al mese.
C’è poi la questione enorme dei rimpatri.
Prima del governo Di Maio Salvini, il Capitano diceva ci fossero 600mila clandestini in Italia. E disse che li avrebbe rimpatriati tutti. Lo disse anche Berlusconi, per la verità. Poi, pochi mesi dopo, il ministro degli interni disse che erano 90mila. Accipicchia! In realtà sono molti di più.
Comunque, nel 2018, 6820 rimpatri, media giornaliera di 18.6. Nel 2019, sino a settembre, 18.8 rimpatri al giorno. Da settembre sino a dicembre, 20.3 al giorno.
Quello dei rimpatri è un lavoro difficilissimo. Funzionano solo gli accordi con Nigeria, Tunisia ed Egitto. Ma si può fare, si può migliorare. Salvini ne ha fatti, misurati in numeri giornalieri, meno del nuovo ministro ma anche meno di Minniti ed Alfano. Dati ufficiali del ministero.
Altra questione, l’integrazione.
Salvini l’ha cancellata concettualmente! Per lui non esiste. Ha chiuso i centri per l’integrazione per questo. Decreti Sicurezza! Lasciando gli immigrati in giro per le città, nelle strade, vicino ai supermercati, nelle stazioni. Era, è, il suo modo per far crescere la paura, l’intolleranza, la sensazione di assedio, di invasione.
Il nuovo ministro dice che questa è una operazione pericolosissima. Perché, potenzialmente, fa esplodere l’insicurezza.
Dice che: “abbandonarli per strada significa offrirli alla criminalità organizzata o alla radicalizzazione”. Alle mafie o all’estremismo islamico. Al terrorismo.
I sondaggi ci dicono che si è ridotta di molto, fra gli italiani, la percezione di insicurezza derivante dal fenomeno immigrazione. L’immigrazione, che rimane un problema enorme, che certo non è stato risolto e che non sarà risolto a breve, non è più il primo problema degli italiani. Dopo pochi mesi dal cambio di strategia ed azione. Ciò significa che la percezione si alimenta! Che è stata alimentata sino all’inverosimile.
Per scelta politica, per propaganda. Non per garantire più sicurezza. Non per difendere “la Patria” e “il popolo italiano”. Ma per alimentare l’odio e incassarne un cospicuo fatturato elettorale.
I numeri, che sono più duri delle parole, lo confermano.

*già parlamentare

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