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Il dilettantismo al potere quanto ci costa? Non solo dal punto di vista economico. Anche sul piano sociale. Sulla psicologia umana, di generazioni di bambini, di ragazzi, che diventeranno adulti camminando sui carboni ardenti di un’epoca assurda che brucia certezze, sicurezze, affetti, relazioni umane. Quanto ci costerà aver rotto la comunicazione speciale di un tempo, fra un bambino e un nonno. Era la relazione più facile ed emozionale. E formativa. Credo di aver conosciuto il significato dell’amore grazie all’amore incondizionato e severo di mio nonno. Oggi è la relazione più difficile. Più pericolosa.

L’altro giorno mia figlia mi ha portato mia nipote, che non vedevo da un po’, la mamma aveva la mascherina, lei aveva la mascherina, appena l’ho vista ho frenato l’impulso ad abbracciarla e sono andato a mettermi una mascherina. Mi chiedo quale impatto ha avuto e avrà, nei prossimi decenni, questa scena, nella testa di una bimba, che diventerà ragazza e donna.
Tutto è diventato pericoloso. Prendere un treno, un bus, comprare qualcosa in un negozio, andare a scuola, al bar. È diventato pericoloso vivere. Per paura di morire. Negli anni 50 e 60, l’Italia tornò a vivere perché si era liberata dalla paura della morte. E dalla paura in senso assoluto. E perché aveva riscoperto la libertà, anche fuori dalla propria casa. La libertà dalle costrizioni, dai divieti, dallo stato che decide su ogni comportamento umano.
Oggi siamo liberi solo chiusi in casa, a patto, però, di esser soli. Senza amici, senza nipoti, senza fratelli, senza vivere. Davanti ad un televisore che diffonde paura e panico.
Quanto ci costerà tutto questo? Per quante generazioni?
È colpa del governo? Dei governatori? No, no, è un’epoca così. Difficile. Difficilissima da governare. Ne usciremo, ci vorrà tempo, molto tempo. Anche dopo l’emergenza dell’epidemia.
Ma la quantità del tempo, la qualità del come, ne usciremo, beh, si, dipende, in buona parte, da chi guida, da chi governa.
Il professor Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, dice che le scuole non devono stare chiuse. Non devono! Parla delle scuole chiuse come di un disastro epocale. Perché le scuole, in un tempo così, possono, devono, contribuire a formare i ragazzi. Aiutarli a comprendere quello che stiamo vivendo. A contestualizzarlo. A storicizzarlo. Discutere, dibattere, faccia a faccia, in gruppo. Per non scivolare nei flussi vorticosi della Rete. Chiusi in casa.
Si poteva fare? Sì. Miozzo dice che avevano avvertito il governo che bisognava riorganizzare i trasporti pubblici. Per andare a scuola e tornare a casa in sicurezza. È stato fatto? No. È dilettantismo al governo. E fa male. Molto male.
Si può dire ad un negoziante di indebitarsi per mettere in sicurezza il proprio locale, per poi chiuderlo? E costa meno pagare la cassa integrazione per chiudere tutto e arricchire così i grandi colossi della distribuzione On Line, o dare forti incentivi fiscali ed economici per rendere conveniente alle famiglie comprare dai negozi delle proprie città. Organizzando tutto in sicurezza? E se si sa da tempo che è necessario far fare i vaccini contro l’influenza, per non sovraccaricare di paura le persone e per non intasare i Pronto Soccorso e gli ospedali, togliendo posti letto e personale per malati non Covid, perché non si fa?
E perché non si parla di futuro? Di come spendere i 209 miliardi del Recovery Fund?
Vorrei, nei tg, nelle trasmissioni, sui giornali, fosse dedicato tempo ai progetti per il futuro. Per ammazzare la depressione. Perché non si fa? Perché non ci sono progetti. E visione.
Dilettantismo al governo.
Costi altissimi.

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