Riusciremo mai, in Italia, a raggiungere l’età adulta. Riusciremo mai ad avere un sistema democratico, politico, sociale adulto? Dopo 30 anni di infantilismo esasperato? Una persona è considerata adulta quando ha raggiunto il completo sviluppo fisico e psichico.
Come da definizione da vocabolario: “significa crescere, smettere di essere adolescenti e di continuare a vestirsi, parlare, vivere senza considerare l’anagrafe e la realtà. Significa considerare la propria vita trascorsa un tesoro e non una zavorra, fonte di significato e fascino”.
Significa anche non considerare se stessi il centro del mondo. Non sedersi sul proprio ego. Significa anche, al contrario, non affidare la propria vita agli altri, non dipendere dagli altri, oltre limiti accettabili, non pensare che il proprio destino dipenda, in toto, dalla mamma, dal padre o dallo stato, dal leader, dall’uomo della provvidenza.

Significa non pensare che le proprie delusioni, gli insuccessi, le frustrazioni, i desideri non soddisfatti, dipendano dagli altri. Se essere adulti significa tutto questo, noi siamo infantili. Tristi, persi nel nostro ego o nella nostra rabbia.
Ho fatto, in questi giorni una analisi dei commenti su Facebook. Le persone più sono in là con l’età più sono arrabbiate e volgari e infantili. Vite diventate zavorre. Incapaci di trasmettere o almeno testimoniare, significato. Un cinquantenne o un sessantenne o un settantenne che insulta su Facebook ha sprecato la propria vita. Tanti cinquantenni e sessantenni e settantenni infantili, dentro un grande contenitore di informazioni contribuiscono allo spreco della vita di molti. Siano persone sconosciute dietro una tastiera o star della televisione.
Prendete un Giletti, che va in giro con scorta armata e giubbotto antiproiettili bene in vista, con volto affranto, bambino viziato mai cresciuto, mettetelo insieme ad un Paragone e a un Travaglio, a un Formigli, a una D’Urso, a un Giordano. Metteteli tutti insieme in televisione. Un miscuglio esplosivo di ego, vanità, bizzosità, paraculismo e avrete il senso, il non senso, dell’infantilismo che galoppa dentro di noi. Perché loro stanno in televisione ma noi li guardiamo. Chiaro? Prendete la politica italiana, i partiti, i leaders. Quando sono entrato in Parlamento, 15 anni fa, i parlamentari erano vestiti, ancora, in modo adeguato rispetto al luogo. Nell’arco di pochi anni, in coincidenza, più o meno, con l’ingresso degli infanti grillini, sono scomparse le cravatte, le giacche hanno assunto forme non comprensibili ai più, le scarpe hanno lasciato il passo a sandali e ciabatte, i capelli portati in modo tale da rendere necessario il licenziamento, per eccesso di esubero, di barbieri e parrucchiere della Camera. Non è solo colpa dei grillini. Molti, poi, si sono adeguati. Prendete i partiti e i leaders. Nascono partiti con nomi strani. Nessuno più si vuol far chiamare democristiano, popolare, socialista, comunista, liberale. Come nel resto d’Europa. Non considerano “la propria vita trascorsa un tesoro… fonte di significato e fascino”. Una degenerazione infantile, appunto.
E i leaders? Un miscuglio di infanti e infantili. Con ego esasperato. Peggio vanno le cose e più leaders e partiti sono sulla scena. Più i partiti perdono voti e ruolo e significato e più capi corrente sorgono. Meno contano i partiti e più partiti personali nascono. C’è più unità e responsabilità e consapevolezza in un asilo nido.
L’età adulta è lontana.
Per esempio. Come sarebbe diversa l’Italia, più adulta, senza i 5 stelle? E se il Pd, anziché inseguire Grillo, si aprisse all’idea di un partito nuovo, con radici antiche nel riformismo socialista e cattolico e liberale. Facendo così scomparire i propri capi burocrati e i partiti personali degli altri. Come sarebbe l’Italia, se, un altro esempio, la Lega fosse quella di Giorgetti e Zaia. Con riferimenti nel partito popolare europeo e non nell’antieuropeismo. L’età adulta è lontanissima. È evidente. Ci rimangono i se e i ma. Un po’ infantili.

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