Pizzolante: Covid, l’abisso penale e la miseria

Nelle scorse settimane, la Procura di Genova ha aperto un’indagine per epidemia colposa a carico di ignoti e incaricato un pool di esperti, guidato dal professore Giancarlo Icardi, di elaborare i dati raccolti dai carabinieri del Nas sull’andamento della pandemia. E per analizzare i numeri dei morti fra i mesi del Covid e gli stessi mesi dell’anno prima. Sostanzialmente, la Procura, butta la rete su tutte le decisioni prese, sulla pandemia, da sindaci, Regioni, Governo, istituti ed esperti vari.

A Bergamo, il procuratore aggiunto, Maria Cristina Rota, ha convocato l’assessore regionale alla sanità della Lombardia, Gallera, oltre al presidente Fontana e sembra in procinto di convocare il Presidente del Consiglio, i ministri della sanità e degli interni, il presidente dell’ISS Brusaferro. Sui tempi e sulle responsabilità della decisione sulla dichiarazione di Zona Rossa dei comuni di Nembro, di Alzano, della Val Seriana. Il tutto non su ipotesi di reato specifici. Ma sulla conduzione della emergenza.

Sarà convocato anche il presidente di Confindustria Lombardia , Marco Bonometti, perché, sembra, ai tempi della chiusura, abbia fatto pressioni verso Regione e Governo. Per non chiudere tutto e subito.

La Procura di Milano ed altre procure, hanno aperto fascicoli per valutare decisioni ed ordinanze locali e nazionali.

Così si corre verso l’abisso.

È ora di dirlo. Nascondersi, per paura, equivale ad essere complici del declino e della decomposizione della società italiana.

Chi applaude per ministri, presidenti, assessori, esperti, industriali, responsabili di associazioni di categoria, in fila nelle procure, per rispondere di ordinanze, valutazioni e decisioni pubbliche, pressioni sindacali, applaude contro se stesso. Perché così, nessuno si assumerà più responsabilità di nulla. E si andrà avanti (indietro) per scarico di responsabilità.

Infatti una politica intimorita è già sulle curve dello stadio del lockdown.

Sembra che la responsabilità della decisione sulla zona rossa spettasse a Roma, la Lega esulta. Ma gli ineffabili Boccia e Conte si affrettano a dire che, in realtà, le regioni potevano agire autonomamente. Grida di gioia nella curva opposta! Imbarazzante.

E invece le curve dovrebbe urlare insieme che non è questa materia delle procure. E dovrebbero dirlo anche le tribune dello stadio. Dovrebbero dirlo i giornalisti, gli intellettuali, i corpi intermedi tutti, categorie e sindacati, tutti.

Perché se gli albergatori di Rimini o di Cervia o della Sardegna o della Puglia, come gli industriali della Val Seriana, fanno pressioni su un sindaco, su un presidente di Regione, su un ministro, per allentare le chiusure o irrigidirle, o per cercare di influire sulle decisioni o per ottenerle, queste azioni non possono essere oggetto di una convocazione e di una indagine di una Procura. Perché se un sindaco emette una ordinanza, sulla base di valutazioni proprie e/o assunte sulla base di analisi e confronti con esperti, parti sociali, in un momento di grave emergenza, non può farlo avendo addosso la spada di Damocle dell’inchiesta possibile, quasi certa in Italia, della Procura. Sul giorno prima o sul giorno dopo di quella decisione o sul quanto ha aperto o quanto ha chiuso e come.

Sono valutazioni politiche. Che devono valutare gli elettori e non le procure. Senza questo non c’è più democrazia, società, economia di mercato, libertà. Niente.

Se non è così, cosa eleggiamo a fare sindaci e consigli comunali, presidenti e consigli regionali, parlamenti e poi governi.

Oggi, drammaticamente, stanno tutti in un teatrino, giocano al Monopoli di un potere che è, però, sub judice.

I cittadini eleggono i loro rappresentanti che però, delle loro azioni e per le loro azioni politiche, rispondono alle procure. Che non devono rispondere a nessuno. Così è l’abisso.

Allora, sindaci, presidenti, ministri, si affidano agli esperti, i quali dichiarano di volere l’immunità, per proteggere le loro azioni. In assenza della quale, propongono misure sempre più rigide. Tutto chiuso. I governi nazionali e locali, sotto le pressioni delle categorie e della pubblica opinione, tendono ad essere più flessibili, ma si rimpallano le responsabilità, in un surplace istituzionale e politico surreale. Parto prima io o prima tu?

Che poi diventa, sei partito prima tu o prima io? È colpa tua, non è colpa mia. Il caos.

E tutta l’Italia diventa così zona rossa di vergogna. E miseria.

*già parlamentare

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui