Pizzolante: come creare lavoro

Un sistema, come quello italiano, basato sulla moltiplicazione delle rigidità (Decreto Dignità) del mercato del lavoro, sommate all’ampliamento dei sussidi di pura assistenza (reddito di cittadinanza) senza politiche attive per la ricollocazione al lavoro e con politiche passive di collegamento in pensione (quota 100), è destinato al fallimento. Ancor più in epoca Covid. Decreto Dignità, Reddito di Cittadinanza senza politiche attive di ricollocazione al lavoro, Quota100, insieme alla riluttanza verso gli investimenti sulle infrastrutture e sul 5G, sono i totem di una società passiva che rinuncia al lavoro, nemica dell’impresa. Totem figli di una cultura della paura e della rinuncia al futuro. L’impresa e il mercato e la tecnologia e l’innovazione e la flessibilità del lavoro, vissuti come distruttori e non creatori di opportunità e ricchezza. E lavoro. E, invece basta guardare i Paesi dove la disoccupazione è più bassa: Germania, Corea del Sud, Giappone. Sono i paesi con più impresa, più flessibilità, più tecnologia, più competenze e più lavoro.

E’ l’assenza di tecnologia e di competenze che distrugge il lavoro. Il 5G, l’internet delle cose, l’intelligenza artificiale, cambieranno le nostre automobili, la mobilità, le case, l’industria, l’agricoltura, la formazione, la scuola. Solo il 5G immetterà sul mercato del lavoro, da qui al 2034, 22 milioni di posti di lavoro. I robot genereranno nel mondo fra i 10 e i 14 milioni di posti di lavoro. Nuovi settori, nuovi mercati. Con mansioni cognitive e ad alto valore aggiunto. E l’investimento sulle competenze sarà decisivo, come le politiche attive. Di fronte ad un mondo che cambia continuamente e con estrema flessibilità, bisogna saper accompagnare le persone da un lavoro ad un altro. Ma questo sarà possibile dentro sistemi dove ci sono tecnologie e competenze che creano produttività, ricchezza, posti di lavoro. Come in Germania. Noi vogliamo i sussidi tedeschi senza la produttività tedesca. Senza il mercato del lavoro tedesco. Così i sussidi garantiscono il passaggio dal lavoro alla disoccupazione. È la via italiana al non lavoro.
Che si è ulteriormente aggravata nell’epoca del Covid. Il misuratore reale della follia della via NO-LAVORO, del populismo italiano. Di destra e di sinistra. Politico e sindacale.
Il Decreto Dignità ha accelerato la creazione di disoccupazione, con le aziende costrette a non rinnovare i contratti a termine.
Quota 100 ha svuotato gli ospedali di medici e infermieri.
La frutta marcisce nei campi per mancanza di manodopera, nonostante milioni di sussidi di Reddito di Cittadinanza a persone che non lavorano e non cercano lavoro. L’attuale governo accelera, sulla stessa strada, verso il nulla. Vuole evitare i licenziamenti senza preoccuparsi dei fallimenti. Sussidi e stato al posto di stimoli all’impresa e al mercato.
Si suggerisce una diversa strategia, con due percorsi paralleli per l’emergenza (periodo breve medio) e per la rinascita (periodo medio-lungo) del lavoro.

Periodo breve- medio:

  • abolizione Decreto Dignità e ripristino, lavoro a tempo determinato senza causale, lavoro a chiamata e voucher;
  • Decontribuzione totale del lavoro nel turismo, nella ristorazione e nel piccolo commercio per due anni;
  • Decontribuzione al 50% per aziende dei settori in crisi, come l’automotive e l’edilizia, per due anni;
  • Obbligo di percorsi di formazione e/o di lavori utili per i possessori di Reddito di Cittadinanza o di altri sussidi;
  • Obbligo di accettazione del lavoro, anche su prima richiesta, per i possessori di sussidi;
  • Estensione bonus energetici edilizia a alberghi e industria;
  • Bonus per acquisto auto;
  • Ripristino totale di super ammortamento e iper ammortamento per Impresa4.0, con estensione alle imprese turistiche;
  • Burocrazia zero, modello Genova, per le opere pubbliche;

Periodo medio- lungo:

  • Radicale riforma della contrattazione e delle relazioni industriali con stimoli fiscali e normativi a favore della contrattazione aziendale e territoriale in chiave pro produttività e crescita;
  • Stimoli fiscali e normativi per la partecipazione dei lavoratori agli utili di impresa e il coinvolgimento nei Cda o nei comitati di indirizzo. Ciò è necessario per far partecipare i lavoratori non solo alle crisi aziendali (CIGs e licenziamenti) ma anche ai successi. E per sviluppare una alleanza pro crescita fra lavoro e impresa.
  • Riforma della Cassa integrazione collegandola a percorsi di formazione obbligatori e consentendo la possibilità di svolgere lavori in altre imprese, con periodi brevi, finalizzati al mantenimento attivo del lavoratore, alla ricostruzione delle competenze e alla possibilità di ricollocazione;
  • Radicale riforma dei meccanismi di sostegno al reddito, di Cittadinanza o altro, collegando le prestazioni alla formazione, alla costruzione delle competenze per la ricollocazione al lavoro in tempi certi;
  • Riforma dei percorsi scuola lavoro, considerando l’impresa componente fondamentale per la formazione e la fortificazione delle competenze.

*già parlamentare

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