Andrò a vedere Hammamet, il film di Gianni Amelio su Bettino Craxi, interpretato da Pierfrancesco Favino. Girato nella casa di Hammamet, che ho frequentato, dopo la morte.
Ho incontrato per la prima volta Craxi quando avevo 15 anni. Mi portò mio padre, ad uno dei suoi primi comizi dopo l’elezione a segretario del Psi. A Presicce, nel basso Salento. Era stato eletto quasi per caso. I big del partito, Giacomo Mancini su tutti, scelsero Bettino perché era considerato il più debole. Non avrebbe fatto ombra, pensavano.

Craxi, era poco conosciuto in Italia. Era appassionato di politica estera, girava il mondo.
Quindi, il Senatore socialista di Presicce, Amleto Monsellato, che lo invitò per il comizio, era un po’ preoccupato. Saprà fare i comizi? Si chiedeva Amleto. Mio mito giovanile. Io c’ero, sapeva farli! Parole ferme, precise, pause sapienti, concetti non consueti, l’opposto della retorica populista, “noi siamo”, disse, “il partito più antico e moderno”.
Antico e moderno, una immagine che mi è sempre rimasta nella testa e nel cuore.
Le radici, la storia e la necessità, sempre, di sapersi rinnovare, di reinterpretare il pensiero. Di adattarlo ai tempi. Il riformismo craxiano, “l’idea di progresso che incontra la realtà”.
Due anni dopo uscì, sull’Espresso, il saggio che sancì il distacco ideale, radicale, fra noi socialisti e i comunisti, “pluralismo o leninismo”, il “Vangelo Socialista”. Craxi sosteneva che il Pluralismo è incompatibile con il Leninismo. Quindi, il comunismo era non compatibile con la democrazia. L’odio dei comunisti verso Craxi non ebbe più limiti.
Ho rivisto ancora Bettino, da lontano, alcuni anni dopo a Rimini. Nel 1982, mi ero da poco trasferito ed ebbi la fortuna di passare 4 giorni al palazzetto dello sport, per la Conferenza Programmatica del partito. Quella passata alla storia con il discorso di Martelli sui “meriti e i bisogni”. Un’altra clamorosa svolta. La sinistra deve soccorrere chi ha bisogno, ma deve anche sostenere chi ha un merito. Perché soltanto con il merito chi è figlio di nessuno potrà, un giorno, diventare padre di qualcuno.
Una eresia, a sinistra, in quel tempo.
Si disse inoltre, per la prima volta, che i lavoratori addetti al terziario, avevano superato quelli dell’industria! E che quindi, la sinistra doveva guardare a quel mondo. Ai nuovi lavori, alle nuove imprese. Al Made in Italy. La modernità.
Ci accusarono di “mutazione genetica”.
Poi ci fu il periodo del Governo Craxi. Altri strappi. La Scala Mobile, l’aumento automatico dei salari, aveva portato l’inflazione al 20%. Prima si fece un decreto che bloccava la Scala Mobile e poi si affrontò il referendum. Andammo nelle fabbriche a chiedere agli operai di rinunciare a circa ventimila lire al mese per bloccare l’inflazione. Ci dissero di sì. Una cosa enorme. L’Italia in quegli anni diventava la quarta potenza al mondo, superando l’Inghilterra e cresceva ad un tasso doppio della media europea.
Poi ci furono gli anni bui. Sempre a Rimini, Conferenza Programmatica del 90, prima del famoso discorso alla Camera del 93, che gli stolti definirono “chiamata di correità”, Craxi dedicò parte del suo discorso al sistema di finanziamento della politica da cambiare. Perché ipocrita e pericoloso. Il sistema non poteva reggersi così. E così fu. Sia nel 90 che nel 93, lui riteneva necessaria una via d’uscita politica e non giudiziaria. Come si fece in Germania con Kohl e in Francia con Mitterand. Dove gli scandali durarono una settimana. La politica, quando esisteva, costava moltissimo. Prima del crollo del Muro, ancora di più.
Qualche anno fa, Lech Walesa, a pranzo, ci disse che senza i finanziamenti di Craxi, per lui sarebbe stato più difficile fare quello che ha fatto.
E vale per i palestinesi, per i cileni, per i dissidenti dell’Est.
Certo, sono stati fatti anche errori. Ma non valevano l’orrore di Mani Pulite. E la dannazione di uno statista. E la mortificazione di una storia e di un’epoca, quella della Prima Repubblica, che ha portato l’Italia dalla miseria al benessere. Un grande imbroglio. E il mondo di oggi è figlio dell’imbroglio di allora. Un piano inclinato che ci ha portato sin qua giù. Abbiamo rinnegato l’antico, senza mai diventare moderni.
Può un film restituirci un po’ di verità? E giustizia? Vedremo.

*già Parlamentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *