Dopo Cesenatico, hanno fatto la loro comparsa anche a Cesena i manifesti anti-aborto della controversa campagna lanciata dall’associazione “Pro Vita & Famiglia”. Come accaduto in altre parti d’Italia, anche qui c’è chi ha affidato alla vernice spray il dissenso verso quei messaggi, imbrattandoli per coprirne le scritte. Una sorte simile a quella capitata ai manifesti che erano stati affissi a Cesenatico, dove in alcuni casi sono stati anche strappati.

“Prenderesti mai del veleno? Stop alla pillola abortiva RU486” è il contenuto volutamente provocatorio della campagna, che stando ai promotori vorrebbe denunciare le «manipolazioni mediatiche» attorno alla pillola abortiva e alla decisione del Ministero della salute di non imporre il ricovero ospedaliero. È «l’ennesimo tentativo di mettere in discussione il diritto all’aborto»: questa la denuncia dei movimenti femministi, che denunciano la grave disinformazione alla base dello slogan della campagna.

Proprio perché quello che veicola è un messaggio fuorviante, che associa la parola veleno a un farmaco approvato dall’Ema e dall’Aifa, le due agenzie deputate a valutare e assicurare i requisiti di qualità e sicurezza dei farmaci, Comuni come Rimini hanno deciso di vietare l’affissione dei manifesti, mentre altri, tra cui Ravenna, ne hanno imposto la rimozione.

L’assessore Carlo Verona proporrà anche alla giunta di Cesena di valutare provvedimenti di quel genere. La sua posizione rispetto al contenuto di quei manifesti è chiara: «La trovo una campagna sconveniente che lascia un messaggio terribile e va a ledere un diritto acquisito che dovremmo invece tutelare. Associare il veleno a un farmaco sicuro non è solo fuorviante, è fare terrorismo. Ancora si cerca di dare un’interpretazione sbagliata dell’aborto, che è spesso una decisione sofferta e dolorosa per le donne, ma soprattutto è un diritto sancito dalla legge».

Non intende far rimuovere i manifesti il sindaco di Cesenatico Matteo Gozzoli, che teme che si venga a creare «un precedente pericoloso». Spiega: «Sono decisamente e fortemente in contrasto col contenuto dei manifesti: l’interruzione volontaria di gravidanza è un diritto di tutte le donne e credo vada difeso e rispettato in ogni sede. Parliamo di un tema delicato e doloroso, e non è corretto venga affrontato a suon di slogan. I manifesti in questione inoltre diffondono un messaggio fuorviante, in quanto affermare che un farmaco autorizzato dall’Aifa è un veleno rappresenta una falsa informazione». Però – aggiunge poi – «l’articolo 21 della Costituzione sancisce il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e non penso che sia giusto rimuovere quei manifesti: sono stati regolarmente affissi e intervenire rappresenterebbe un precedente pericoloso. Queste battaglie vanno combattute nel merito e con mezzi consoni a un dibattito etico e politico».

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