Pietro Nenni a Rimini nel 1911, conferenziere di razza

RIMINI. L’impegno che all’inizio degli anni Dieci del Novecento i riminesi dedicano alla politica è scarso e non è sanguigno come quello che affiora in altre città romagnole. A sostenere con stizza questa opinione sono i patiti della discussione a tutto campo, convinti che l’indolenza caratteriale degli adriatici dipenda dal solleone, vale a dire dalla stagione dei bagni. Sì, proprio dalla bagnatura! Da quando si è affermato il turismo – dicono i duri e puri della politica – e la località si è guadagnata i galloni della più accogliente e rinomata stazione balneare d’Europa, la gente pensa solo a fare i soldi o, peggio ancora, a sollazzarsi tra le mollezze della spiaggia e le seduzioni delle bagnanti. Come arriva la bella stagione – brontolano – le battaglie ideali sbandierate negli accesi dibattiti invernali cessano di botto per lasciare il posto alle «scemenze per smidollati», che nulla hanno a che fare con le sacrosante rivendicazioni del proletariato. Insomma, tutta colpa dell’estate e delle villeggianti.

Repubblicani, socialisti, radicali e anarchici, uniti nello schieramento progressista della sinistra, ma sempre divisi sulle questioni di fondo, tentano di smuovere le acque dell’indifferenza proponendo di tanto in tanto l’eloquenza di oratori di chiara fama. Ai comizi, tuttavia, non riescono che a raccogliere i soliti quattro gatti in lite tra loro, accomunati solo da una generica quanto rabbiosa matrice anticlericale.

In questo clima di apatia e di sfiducia verso i partiti e i loro rappresentanti, nel giugno del 1911 i repubblicani riminesi invitano un giovanotto di appena 20 anni, che risponde al nome di Pietro Nenni (1891- 1980), a tenere una conferenza. Di lui si sa poco o nulla: nato a Faenza, risiede a Forlì dove svolge la mansione di segretario della nuova Camera del lavoro.

Proprio perché sconosciuto, molti mazziniani storcono il naso e ipotizzano il consueto fiasco. Ci vuole ben altro, dicono, che un pivello per riacquistare credibilità tra la gente e soprattutto per sostenere il contraddittorio con i socialisti. Il contraddittorio, che si sviluppa durante e al termine del comizio, è la parte più interessante dell’incontro politico: attrae in sala gli esperti in dialettica, fini dicitori, che con la loro annunciata presenza attirano gente e vivacizzano la serata. In questo genere di discussione a ruota libera, pienamente gradita e a volte persino sollecitata dagli oratori, spadroneggiano i propugnatori del Sol dell’Avvenire, molto agguerriti e preparati.

Anche per questa ragione il partito dell’edera a Rimini è in piena crisi: non riesce più a far presa sulla popolazione come una volta. Parte della responsabilità, dichiara La Riscossa, organo di stampa dei mazziniani riminesi, è della mancanza di conferenzieri preparati e incisivi che sappiano entusiasmare le folle e confutare le tesi degli avversari. Un’affermazione questa che riaccende la polemica nei confronti degli ultimi relatori arrivati da fuori città, non ritenuti all’altezza del loro compito, spesso persino «ridicolizzati» dalle interruzioni e dalle domande senza risposta dei sempre numerosi socialisti presenti ai comizi.

La conferenza del giovane Nenni si svolge il 17 giugno nell’atrio del teatro Vittorio Emanuele II; il tema scelto e ben pubblicizzato dalla stampa, “Dal mazzinianesimo al giolittismo, miserie politiche e morali d’Italia”, è intrigante: apre enormi varchi di discussione e di rivalità. E proprio per questo motivo la sala si riempie. Tante le facce nuove. Nei primi posti siedono i repubblicani, dietro gli anarchici, i radicali e i socialisti. Questi ultimi, con la loro massiccia presenza, cercano fin dall’inizio di intimorire il mingherlino e occhialuto relatore.

Con sorpresa di tutti, però, quel giovanotto imberbe si rivela un efficace parlatore: sicuro di sé, colto e convincente, in grado di ribattere qualsiasi tesi dei suoi interlocutori. Anzi, in alcuni momenti, sembra che cerchi lui stesso di stimolare il dibattito sollecitandone il contraddittorio. I repubblicani esultano e applaudono la grinta del conferenziere; i socialisti intervenuti per schernirlo, ne escono scornati.

Il successo ottenuto da Nenni, sottolineato da La Riscossa, ringalluzzisce i mazziniani, i quali nell’euforia della “vittoria” lo invitano a sostenere il confronto dialettico nel comizio socialista del 1° luglio. Per quella data i “rossi” hanno in programma la relazione di un certo Benito Mussolini da Forlì, presentato dai “compagni” come un «vero rivoluzionario e maestro di eloquenza». Di questo incontro – che avrà un finale a sorpresa – rimandiamo i lettori al prossimo articolo.

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