Pietre Miliari: The Pogues – If I Should Fall From Grace With God

I Pogues di Shane MacGowan, che poi ha lasciato il gruppo e ha iniziato una carriera come solista, sono stati negli anni Ottanta una delle band più ispirate della scena britannica.

Dai brani di “If I Should Fall From Grace With God”, uscito nel 1988, dalla strumentazione e dall’intelaiatura armonica e ritmica, emerge l’ipotesi di un folk moderno (i Pogues affrontano con spirito iconoclasta, con una specie di furore dadaista, gli impulsi che derivano loro dalle matrici tradizionali…), caratterizzato da un certo eclettismo musicale.

Pezzi che acquistano spessore grazie all’intreccio tra le intuizioni melodiche di MacGowan, il suo canto sbilenco, strascicato, “etilico” e le liriche dal tono aspro e doloroso.

L’ex leader dei Pogues, sempre attento a rivolgere il proprio sguardo verso la tradizione popolare irlandese, si configura come il simbolo stesso di una Londra selvaggia e vilipesa. Le sue canzoni – che raccontano sovente di una vita ai margini, denotando “consapevolezza storica, profondità psicologica e slancio romantico” – sono un vero e proprio antidoto contro il dilagare del politicamente corretto.

“C’è a Firenze una serie di sculture – diceva all’epoca del disco James Fearnley – chiamate ‘I Prigionieri”: sono di Michelangelo. Sculture incompiute: blocchi di pietra da cui emergono fisionomie abbozzate, mezze facce, tutto è appena accennato. Credo che sia morto prima di finirle.

E Shane è un po’ come una di quelle statue. Viene alle prove e cerca di cominciare una canzone: noi gli stiamo intorno e lui s’incazza perché suona tutti gli accordi sbagliati e ha dimenticato gli appunti a casa.

A volte è come afferrare per un orecchio qualcuno che sta affondando nelle sabbie mobili. In certe momenti sembra che quello che sta facendo non gli piaccia nemmeno. Dice che odia cantare alle prove, è sempre in ritardo, sembra che detesti l’idea stessa di venire in studio a farci sentire le sue cose. Eppure scrive canzoni straordinarie e non possiamo in alcun modo fare a meno di lui”.

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