Pietre miliari: Clash – London calling

L’album di cui parliamo, datato 1979, offre forse il ritratto più esauriente della musica prodotta dal gruppo capitanato da Joe Strummer. “Il giorno in cui vidi esibirsi in un pub di Londra i Sex Pistols capii che la pop music era morta e sepolta. Erano canzoni da bere, da cambiare il mondo in tre minuti, da suonare in qualunque luogo, purché piccolo, purché povero, purché per tutti. Così erano i nostri brani: canzoni folk di protesta con una chitarra elettrica” (Joe Strummer).

Quelli dei Clash erano pezzi la cui valenza espressiva si concentrava nei testi dai chiari risvolti politici e sociali [“Canzoni spagnole in Andalusia/ Luoghi in cui si sparava nei giorni del 1939/ Oh, vi prego, lasciate aperta la finestra/ Garcia Lorca è morto e sepolto/ Buchi di proiettile sui muri del cimitero/ Le macchine nere della Guardia Civil/ Bombe spagnole sul Costa Rica/ Sto volando su un DC 10 stasera” (Spanish Bombs); “Londra chiama le città lontane/ Ora che la guerra è dichiarata e la battaglia è in corso/ Londra chiama i bassifondi/ Ragazzi e ragazze venite fuori/ Londra chiama, adesso non badate a noi/ La beatlemania fasulla ha morso la polvere/ Londra chiama, guardate che non abbiamo swing/ Tranne il roteare di quel manganello” (London Calling); “Quando bussano alla tua porta/ Come intendi uscire?/ Con le mani in testa/ O sul grilletto del tuo fucile/ Quando la legge irrompe/ Come intendi comportarti?/ Stenderti sul pavimento/ O attendere nel braccio della morte/ Puoi schiacciarci/ Puoi ferirci/ Ma dovrai rispondere/ Oh, alle pistole di Brixton” (The Guns Of Brixton); “E ogni teppista avido di trucchi/ Che estrae oro dal rock’n’roll/ Afferra il microfono/ Per dirci che morirà prima di vendersi/ Ma io credo in quel che segue/ E lo confermano le ricerche/ Chi scopa le suore finirà per aggregarsi alla chiesa” (Death Or Glory)] che spesso si sposavano con l’accessibilità delle melodie (fraseggi melodici, per inciso, che tendevano ad essere più ritmici…); in un approccio vocale privo di smancerie, quasi sgraziato nel caso di Strummer; nell’elaborazione di ritornelli indubbiamente efficaci (basti, come esempio, una canzone quale Death Or Glory); in certe soluzioni compositive; nelle condotte ritmiche. Brani che la band inglese realizzava, a conferma di una cultura musicale non indifferente, attraversando vari generi – punk, reggae, soul, rockabilly e quant’altro.

Strummer e compagni parlavano di conflitti sociali, disoccupazione, vuoto esistenziale, mancanza di giustizia. Erano, insomma, dentro il mondo e cercavano di svelarne gli inganni, arrivando ad individuare, tra la seconda metà degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, la formula atta a contemplare ricerca sonora e temperie culturale, grinta elettrica e impegno politico. Il loro manifesto era comunque una canzone e la loro voglia di scatenare una guerra contro la “tirannia” e le ingiustizie passava sovente per un ritornello, con cui se possibile l’ira funesta diventava ancor più devastante.

<<I Clash – ha detto Don Letts – erano soprattutto degli idealisti. Joe Strummer, come Guthrie, Dylan, Scott-Heron o Lennon, credeva che la musica potesse cambiare le cose e voleva fortemente che un disco come “London calling” arrivasse a destinazione e fosse ascoltato dal maggior numero di persone. Fu un album che cambiò le regole del gioco, mostrando ciò che si poteva fare con il punk. Un disco che andava oltre il punk, ridefinendolo>>.

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