Pierluigi Martini: “Vi porto con me a fare un giro all’Autodromo”

Un giro all’autodromo di Imola. Quanti fra tifosi e appassionati pagherebbero per poterlo compiere, magari proprio alla guida di una delle “inavvicinabili” Formula 1 che domenica animeranno l’Enzo e Dino Ferrari? Il Corriere prova a regalare un’emozione simile ai propri lettori attraverso le parole di Pierluigi Martini: nato a Lugo 60 anni fa (li compirà il 23 aprile) e residente a Imola da sempre, uno che tra Toleman, Minardi e Scuderia Italia ha messo insieme 124 gran premi. «A Imola ho ottenuto il mio miglior piazzamento di sempre in Formula, 4° nel 1991, e ho vinto in tutte le altre categorie nelle quali ho corso. I ricordi sono bellissimi e cominciano la sera prima delle gare, quando il circuito era aperto e io andavo a vedere le auto di serie e le moto che si sfidavano. Quelle erano le vere competizioni: una festa continua per gli amanti delle corse in una cornice indimenticabile come questa. Qui è cominciata la mia carriera e qui c’è la mia vita: sul tracciato davanti alla tribuna ho vinto le prime corse in go-kart, qui a Imola risiedo. Questi luoghi sono tutto per me, siamo vicini al mare e alla collina e si mangia bene. Già mi considero un privilegiato ad essere nato in Italia, abitare a Imola è il top».

Lodi e sorpassi

L’anno scorso tutti i piloti riempirono d’elogi, non di circostanza, il tracciato romagnolo, a cominciare da quel Lewis Hamilton che qui non aveva mai corso: «Il tracciato di Imola è diverso da quelli che oggi si trovano in giro per il mondo, i cosiddetti autodromi moderni. Qui c’è più discontinuità nel tipo di curve, che altrove vengono disegnate con il compasso. Piace per questo e perché è una pista che va interpretata».

A Imola i sorpassi non sono facili e in generale ora i sorpassi non sono nemmeno aiutati dai regolamenti, come si è visto nel primo Gp del 2021 con la penalizzazione a Verstappen: «Io la vedo alla vecchia maniera, se ci fosse stata ancora la ghiaia, fuori dal tracciato, l’arbitro sarebbe stata la pista, così invece si lascia sempre spazio a interpretazioni individuali, che a volte cambiano in base a chi compie le manovre. Con la ghiaia o un bel cordolo gigante, non servirebbero valutazioni esterne».

Pronti, partenza, via

Bene, è tempo di prendere posto in griglia e farsi guidare dalle parole e dai consigli tecnici di Pierluigi Martini. Semaforo verde, si parte: «La prima variante è molto delicata e bisogna trovare il punto frenante giusto, il più possibile a centro-pista. E’ una frenata non dritta, ma storta. Con le attuali monoposto, che hanno un grandissimo carico aerodinamico, riesci anche a frenare 70-80 metri più avanti rispetto ai miei tempi, quindi a perdere meno velocità».

Tamburello e Villeneuve

«La chicane del Tamburello è impegnativa nella parte centrale, mentre la curva in uscita si fa a tutta senza problemi. Poi arriva la variante Villeneuve, una delle parti che preferisco del circuito, molto bella e veloce, e soprattutto qui si può sorpassare. Se anticipi troppo la frenata c’è il rischio di perdere secondi preziosi».

Tosa stravolta

«La modifica portata alla Tosa negli scorsi anni invece non mi piace: l’ha resa troppo facile. Prima ci arrivavi a 300 km all’ora dalla variante bassa ed era un’altra storia. Adesso la curva è larga, comoda, insomma difficile sbagliare qui».

Piratella decisiva

«Dopo la Tosa arriviamo al punto forse più delicato del circuito. Qui si può davvero sorpassare e l’affronti con la macchina tutta leggera. La curva è veloce e impegnativa, bisogna avere il pelo sullo stomaco per provare il sorpasso, ma le occasioni non sono tante a Imola e vanno sfruttate».

Acque Minerali: presente e passato

«Il passaggio delle Acque Minerali è molto bello, ma qui non si può sorpassare. L’11 maggio 1990 ho avuto l’incidente più grave della mia vita. Erano le qualifiche del venerdì e l’auto ebbe uno scarto anomalo. Si creò una cricca strutturale nel carbonio e appena toccò le barriere la mia Minardi si spezzò in due. Mi ruppi una gamba e non potei correre la domenica, ma già a Montecarlo il 27 maggio ero al mio posto. Merito del massaggiatore Gualtiero Randi, che mi “sistemò” per bene: alla visita medica, i dottori rimasero sorpresi delle mie condizioni. Con i controlli odierni, probabilmente mi avrebbero impedito di correre, ma io ci riuscii, imbottito di antidolorifici e con una bella fasciatura».

Rivazza e arrivo

«Prima dell’arrivo è cruciale la Rivazza e qui conta tantissimo il punto di frenata. Ci si arriva forte e la curva risulta impegnativa, se uno vuole mettere dentro il muso e attaccare l’avversario ne ha la possibilità. E se chi è davanti gli lascia spazio, beh poi deve far passare l’altra auto, altrimenti ci si tocca e si va fuori assieme».

Incognita pioggia

«L’Enzo e Dino Ferrari diventa molto delicato se piove, a cominciare proprio dalla Rivazza dove nel 1991 uscì Prost con la Ferrari nel giro di ricognizione. Anche la Piratella con il bagnato è molto rischiosa. Magari stavolta la pioggia potrebbe favorire proprio le Ferrari, anche se prevedo un duello Verstappen-Hamilton».

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