Piano di ripresa e resilienza: ecco tutte le novità verdi

Uscire dalla crisi della pandemia di Covid-19 è possibile attraverso la sostenibilità. Nelle 319 pagine del Piano nazionale di ripresa e resilienza ci sono diversi capitoli dedicati alla Rivoluzione verde e alla mobilità sostenibile. L’Italia è un Paese che paga profondamente il prezzo della sua fragilità ambientale. «È particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici e, in particolare, all’incremento delle ondate di calore e delle siccità – scrive nel documento il presidente del Consiglio Mario Draghi – Le zone costiere, i delta e le pianure alluvionali risentono degli effetti legati all’incremento del livello del mare e delle precipitazioni intense».

Stando a stime dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, il 12,5% degli italiani viveva nel 2017 in aree classificate ad elevata pericolosità di frana o soggette ad alluvioni: un dato peggiore rispetto a quello del 2015. Stabili, invece, le emissioni, di gas clima alteranti. Dopo una forte discesa tra il 2008 e il 2014, sono rimaste inalterate nel 2019. Passando più nel dettaglio sulla transizione verde, questo pilastro del piano prende le mosse dallo European Green Deal e dal doppio obiettivo dell’Ue di raggiungere, entro il 2050, la neutralità climatica, riducendo del 55% entro il 2030, le emissioni di gas a effetto serra rispetto allo scenario del 2030. Il Next generation Eu prevede che un minimo del 37% della spesa per investimenti e risorse programmata nei Piani nazionali di ripresa e resilienza debba sostenere gli obiettivi climatici. Quattro sono le componenti della missione 2, legata alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica, con interventi per l’agricoltura sostenibile e l’economia circolare, programmi di investimento sul mondo energetico rinnovabile e sul contrasto idrogeologico, per la riforestazione e l’uso efficiente dell’acqua. Riguarda l’ambiente anche la missione 3, quella sulle infrastrutture per una mobilità sostenibile. Per la missione 2 sono a disposizione 57,50 miliardi di euro e per la 3, invece, 25,33 miliardi.

I punti deboli del Paese

I mezzi di trasporto sono tra i punti dolenti. L’Italia, rispetto ai principali Paesi europei, ha il numero di autovetture ogni mille abitanti più alto: 663, contro i 574 della Germania, 519 della Spagna, 499 dei Paesi Bassi, 482 della Francia. Nel 2018 i veicoli altamente inquinanti sono risultati pari al 45% del totale della flotta dei mezzi, con la cifra che sale al 59% per i mezzi di trasporto pubblico. Anche la quota del trasporto totale delle merci su rotaia è inferiore della media Ue. Nel 2019 in Italia era dell’11,9% rispetto al 17,6% europeo. Altro punto debole, l’estensione della rete ferroviaria. I dati al 2018 attestano 28 km di ferrovie ogni 100mila abitanti in Italia, a fronte di 34 km in Spagna, 41 in Francia, 47 in Germania. Tre sono i procedimenti di infrazione per inquinamento atmosferico aperti dalla Commissione europea per particolato e ossidi d’azoto. Nel 2017 sono state 31 le aree di 11 Regioni italiane che hanno superato i valori massimi previsti ogni giorno per il particolato delle Pm10. Un inquinamento critico soprattutto nella pianura padana. Secondo un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, in un’analisi europea sulla maggiore mortalità causata dall’esposizione allo smog, tra le prime 30 posizioni ci sono 19 città del Nord Italia. Sono stati “insufficienti”, gli investimenti nelle infrastrutture idriche, anche a causa della “frammentazione dei diversi attori e livelli istituzionali”. Sono 895 gli agglomerati che hanno violato le direttive Ue e solo 68 hanno pagato le multe. Più del 90% dei Comuni italiani è a rischio di frane e inondazioni, circa 50.000 chilometri quadrati dell’intero territorio.

Gli elementi virtuosi

Quanto ad economia circolare l’Italia è sopra la media europea. Il tasso di uso del materiale circolare in Italia è stato, nel 2017, pari al 17,7%, mentre il tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani si trova al 49,8%. Ma ci sono, si legge nel documento, “forti disparità regionali”. L’Italia è stato uno dei pochi Paesi in Europa, con Finlandia, Grecia, Croazia e Lettonia, che ha superato i target previsti al 2020 sullo sviluppo delle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica. Proprio la penetrazione delle rinnovabili è arrivata, al 2019, al 18,2%, contro il target europeo del 17%.

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