Piani della qualità dell’aria, le città romagnole all’avanguardia

Bene Rimini, Forlì e Ravenna: le tre più grandi città della Romagna hanno il loro Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums) già approvato. Ravenna è, inoltre, già in una fase di aggiornamento.

Una situazione rosea tra tutte le altre città superiori ai 100.000 abitanti, molte delle quali, in Italia, hanno ancora un piano in redazione.

È questa la fotografia che viene fatta dal rapporto Mobilitaria 2021 realizzato da Kyoto Club e dall’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche. La Regione Emilia-Romagna è tra quelle che ha più Pums approvati, seguite dalla Toscana e poi da Sicilia, Lombardia, Puglia, Marche e Umbria.

La maggior parte dei Pums è definita con un orizzonte temporale decennale che va dal 2020 al 2030. Il rapporto approfondisce anche i Piani delle 22 città medie italiane. Tra queste, Ravenna e Forlì.

Il Pums di Ravenna è stato approvato dal Consiglio comunale il 29 gennaio 2019 e può contare su un orizzonte temporale che va dal 2019 al 2029. I suoi lavori sono stati avviati nel 2014. Con un “deciso intervento” sulla mobilità privata, commerciale e degli autobus l’obiettivo, insieme alle altre misure previste, è di arrivare al -72% di Nox e -47% di Pm10.

Il Pums ravennate prevede in 10 anni di passare dai 134 km di piste ciclabili esistenti a 238 km. La Ztl sarà ampliata nel centro storico dal 36% all’84% e verrà dato impulso alle zone 30 e alle strade scolastiche che passeranno dal 7% al 15%.

La stima dei costi per l’attuazione del Piano è, nel decennio, pari a circa 52 milioni di euro, tra cui il 32,9% per interventi infrastrutturali stradali, il 24% per la mobilità ciclabile e il 12% per la sosta.

Il Piano urbano di Forlì è del 30 gennaio 2020. È un aggiornamento del Pgtu del 2007 e prevede l’implementazione della mobilità ciclabile e pedonale, una riqualificazione del parco auto circolante, e un costo di 67,5 milioni di euro nel decennio, con una quota maggiore (quasi 21 milioni di euro) destinati alla trasporto pubblico locale.

A seguire, con 20 milioni di euro, la ciclabilità e con 14 milioni la messa in sicurezza e riqualificazione della viabilità. In generale, in Italia, le città si attrezzano per essere sempre più “green” ma serve la spinta del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Aumentano le reti ciclabili, bene il bike sharing, è boom della micromobilità, ma anche a causa del Covid, c’è la crisi del trasporto collettivo. I dati non aiutano a lasciar ben sperare la rincorsa contro il tempo verso la decarbonizzazione delle città italiane che faticheranno sempre più ad essere in linea con le altre capitali europee: entro il 2030 tutto il Vecchio Continente dovrà tagliare il 55% delle emissioni climalteranti.

Ma a questo ritmo il target rimane irraggiungibile.

In Italia, in tutte le città si registra una riduzione delle concentrazioni di diossido di azoto, ad esclusione di Milano. Questo decremento è connesso con la riduzione delle emissioni del comparto mobilità soprattutto nei primi mesi di lockdown dovuto alla epidemia da Covid-19. La riduzione delle concentrazioni rimane comunque evidente anche nei mesi successivi del 2020. Le maggiori riduzioni delle concentrazioni medie sono state registrate nella città di Cagliari (-38%) e Catania (-37%) a cui segue Palermo con un -31% rispetto al 2019. La città di Milano risulta invece essere in controtendenza in quanto nel 2020 ha riportato un incremento del 7% rispetto all’anno precedente. Nel 2019 invece le città con un numero di ore superiori alle 18 ammesse erano Roma, Torino, Milano e Napoli. Se per la concentrazione media annua del Pm10 in tutte le città analizzate i valori nel 2020 risultano essere al di sotto dei limiti, permangono invece ancora diverse città che superano più di 35 volte il limite giornaliero del Pm10 nell’arco di un anno. La situazione più critica si riscontra anche nel 2020 nella città di Torino (98 superamenti), seguono Milano con 90, Venezia con 88, Napoli con 57 e Cagliari con 38; anche Bologna e Roma, dopo rispettivamente 2 e 3, anni tornano a superare il limite.

«Questa fase di sospensione della normalità può essere impiegata per la pianificazione di una mobilità davvero sostenibile che prenda vita anche grazie alle ingenti risorse destinate al futuro del Paese», dichiara il direttore dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr Francesco Petracchini.

«Nonostante le azioni intraprese per migliorare la qualità dell’aria in tutto il territorio dell’Unione europea, gli standard di qualità fissati dalla normativa vigente sono ancora superati in vaste aree del territorio italiano – aggiunge – Occorre accelerare sulle misure e prepararci alla revisione della normativa verso nuovi limiti e inquinanti, agire per l’adozione della strategia nazionale sull’inquinamento atmosferico e potenziare gli studi scientifici per la comprensione delle cause e dell’effetto dell’inquinamento atmosferico sul nostro territori»”.

L’accordo di Eniper la pacee sostenibilità

La sostenibilità ambientale, in un’area così complessa come quella del Mediterraneo, passa anche attraverso le politiche di sviluppo della pace. Eni ha firmato con Ara Pacis Initiatives for Peace onlus, Coldiretti, l’Università Luiss, Terna e Sky Tg24 una lettera di intenti per la creazione di Pax Humana Hub, un centro operativo per la realizzazione di iniziative per promuovere la pace, la sicurezza e lo sviluppo nel bacino mediterraneo, in Africa e nei Balcani. A cosa serve? Ci saranno progetti concreti di ricerca, formazione, comunicazione e imprenditoriali, per contribuire alla pacificazione, alla stabilizzazione, all’integrazione e allo sviluppo economico e culturale, con soluzioni in aree critiche dal punto di vista geo-politico e geo-economico. Il piano rientra nell’ambito dell’impegno di Eni per una integrazione dell’agire sostenibile in ogni ambito delle proprie attività, per di contribuire al conseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite

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