Pfm in concerto a Bologna: “Rischiare è la nostra felicità”

Comincia da Bologna oggi 11 ottobre il tour della Premiata Forneria Marconi, per tutti Pfm, che festeggia i cinquant’anni di carriera. Attualmente i “titolari della ditta” sono il batterista e cantante Franz Di Cioccio e il bassista Patrick Djivas, che ci raccontano il momento della storica rock band genovese.

«Siamo felici di aver raggiunto questo traguardo facendo la musica che ci piace e, soprattutto, tanti generi – sottolinea Franz Di Cioccio –. Abbiamo fatto musica classica, rock, blues, progressive, ballad, tutto quel che ci piaceva, incluso un tour con il più grande cantautore italiano (Fabrizio De André) e siamo ancora qua. Rischiare è la nostra felicità».

«Quando ho cominciato a suonare – racconta Djivas – mi sono detto: “Suono finché non vado a militare”, poi non ci sono andato, e allora ho detto “Suono finché non mi sposo”, ma non mi sono sposato, quindi… Abbiamo fatto più di 6mila concerti in 50 anni, mai uno uguale all’altro. È molto faticoso cercare ogni volta qualcosa di nuovo e diverso, ma è il segreto per non annoiare e annoiarsi in un periodo così lungo. Io non ho mai suonato Celebration nello stesso modo, a volte ho sbagliato qualche nota, ma meglio così che essere ripetitivi. A volte mi è perfino capitato di chiedere a qualche fan che ci segue spesso e registra col telefonino di farmi avere la registrazione di un determinato concerto, perché avevo fatto una cosa che mi era piaciuta, ma non mi ricordavo più come».

A proposito, com’è nata la collaborazione con De André, che ha prodotto un tour e due album di enorme successo nel 1979?

Di Cioccio: «L’abbiamo proposta noi a Fabrizio, per abbattere la barriera che separava cantautori e gruppi rock, che all’epoca sembrava insormontabile. In America l’avevano fatto Jackson Browne e gli Eagles, ma in Italia sembrava impossibile».

Ormai non avete più niente da dimostrare, quindi c’è qualcosa che vi disturba del vostro lavoro, e che non accettate più di fare?

«Una cosa che non accettiamo, oggi come ieri, è di suonare in playback. La nostra musica è “al dente».

«Quel che rifiutiamo di fare oggi – aggiunge Djivas – è quel che abbiamo sempre rifiutato di fare, per esempio andare a Sanremo come ospiti, cosa che ci hanno chiesto molte volte. Un’altra cosa che non facciamo è usare i computer dal vivo. Non è snobismo, anzi, io sono molto appassionato di computer, ma non sul palco, perché il computer ha il difetto che non può improvvisare».

Negli ultimi anni siete tornati al progressive rock dei primi tempi, ottenendo premi internazionali.

Di Cioccio: «In realtà abbiamo reinserito il prog nei dischi e concerti, ma insieme ad altre cose».

Djivas: «È vero che diamo più spazio al progressive, ma non come genere musicale, piuttosto come modo di fare musica. Non siamo tornati al prog degli anni Settanta, che era molto bello, ma anche parecchio ripetitivo. Da allora il progressive è progredito; ad esempio in Pfm in classic (album del 2013, ndr) abbiamo suonato la musica classica come se Mozart avesse avuto a disposizione la Pfm, e questa operazione io la trovo molto “progressiva”».

Quello che porterete in giro sarà un concerto con videoproiezioni, scenografia virtuale e una parte dedicata a De André. Oltre a questo cosa possiamo aspettarci?

Djivas: «Ci sono tutte le storie che abbiamo vissuto, suonate da una band di alto livello e con gli strumenti multimediali di oggi. Abbiamo anche un ospite: il chitarrista Luca Zabbini, leader dei Barock Project, una delle giovani band progressive più forti in Italia: apriranno i nostri concerti».

Negli anni Settanta voi foste il primo gruppo rock italiano ad avere un successo internazionale, soprattutto in Uk e Usa, dove avete inciso dischi e fatto tour. È una strada che stanno ripercorrendo in questi anni i Maneskin: avete qualche consiglio da dare loro?

Di Cioccio: «Questo è il momento delle scelte per loro: devono decidere cosa vogliono essere in futuro. Hanno cominciato bene, e gli auguro grande successo».

Patrick Djivas: «In questo momento sono in perfetto equilibrio tra immagine e musica, ma questo equilibrio è fisiologico che si modifichi col tempo, quindi secondo me per loro questa è l’ora di spingere di più sulla musica. Adesso non ne hanno bisogno, ma proprio mentre sono al vertice devono avere il coraggio di sperimentare musicalmente».

Mentre voi presentate il tour, Franco Mussida, chitarrista storico della Pfm che ha lasciato sei anni fa, ha lanciato il nuovo disco, e molta stampa vi ha messo in contrapposizione, vedendo malizia nella contemporaneità.

Di Cioccio: «Posso solo dire che il nostro tour è programmato da otto mesi, e adesso stiamo programmando quello mondiale del prossimo anno».

Djivas: «Questo atteggiamento da gossip della stampa ci ha sorpreso, e dimostra una totale ignoranza dei tempi della musica. Organizzare un tour è una cosa complessa, e quando lo abbiamo fatto non pensavamo certo al disco di Mussida. Ritengo che lo stesso valga per lui quando ha cominciato a lavorare al disco».

La data di Cesena prevista il 29 ottobre (Carisport, recupero del 2 aprile 2022) al momento è rimandata. Una nuova data sarà probabilmente fissata in estate.

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