È una delle aree più inquinate d’Europa perché, comunque, è una delle aree più produttive dell’intero continente. È un crocevia di imprese, storie, vite. Ma è anche il centro di una missione da parte della Regione che più di ogni altre vive di questo polmone di piana: l’Emilia-Romagna. La sua missione è quella di rinverdirla e di fare in modo che, con un programma di rimboschimento, si possano compensare i danni derivati dall’impatto antropico. Alla presidente dell’Assemblea legislativa, Emma Petitti, Verde ha chiesto di declinare il senso della “strategia green” che sarà al centro del lavoro di questi anni.

Presidente Petitti, la Regione Emilia-Romagna è la terra del Bacino Padano che, da sempre, si deve scontrare contro il problema dell’inquinamento.

«La Pianura Padana, oltre a essere una zona densamente popolata, è l’area in cui si produce circa il 50% del Pil nazionale. Si intrecciano così due aspetti: siamo un territorio benestante, che se la cava bene economicamente, ma questo ci deve far riflettere doppiamente sull’importanza di salvaguardare l’ambiente e non avvelenare l’aria che respiriamo, perché ne va della nostra salute. ‘Più produzione industriale’ non dev’essere per forza sinonimo di ‘più inquinamento’. Deve esserci un controllo, all’interno di un quadro di regole e obiettivi. Perché lo sappiamo: purtroppo non c’è soltanto il Covid19 a doverci allarmare (e che ci auguriamo di lasciarci alle spalle con l’avvento dei vaccini), ma anche un’emergenza sanitaria dettata dall’inquinamento atmosferico, foriero di danni enormi, in particolare per quanto riguarda le malattie respiratorie e cardiovascolari. Il Bacino Padano è minacciato da un’alta quantità di sostanze inquinanti, frutto di un’elevata produzione industriale e di una difficoltà intrinseca del territorio a diluirle, a causa di uno scarso movimento dell’aria che rende complesso il ricambio dell’atmosfera. Deriva da noi tutti (istituzioni, imprese, associazioni e cittadini) fare scelte responsabili per abbassare i livelli di inquinamento: usare energia pulita e rinnovabile; evitare, quando possibile, un uso eccessivo dell’auto, magari privilegiando i mezzi pubblici o la bicicletta; mantenere a casa e negli uffici un riscaldamento moderato; differenziare e riciclare i rifiuti. Attraverso, insomma, piccole e grandi azioni da applicare nella vita quotidiana. La qualità dell’aria è un diritto irrinunciabile, che ci deve vedere tutti remare nella stessa direzione, mettendo da parte pessimismo e rassegnazione, che spesso frenano i nostri obiettivi. In qualità di Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna posso dire che, come Regione, stiamo cercando di fare la nostra parte, anche in questo periodo di pandemia che rischia di offuscare altri temi».

La Regione Emilia-Romagna ha promosso una campagna di forestazione facente parte del nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima. A quali obiettivi guarda?

«Vogliamo piantare entro i prossimi cinque anni 4,5 milioni di alberi, uno per ogni emiliano-romagnolo, con l’obiettivo di creare sul territorio nuove ‘infrastrutture verdi’ in città e nelle zone prossime ai centri urbani. Lo scopo primario, appunto, è quello di migliorare la qualità dell’aria, filtrando le polveri e ‘pulendola’. Come Regione possiamo vantare un ampio patrimonio forestale, quasi un terzo del territorio complessivo, ma dobbiamo fare i conti con una ridotta presenza di superfici boscate nella fascia della pianura. Alla luce di ciò, sono fondamentali interventi che mirino a creare un ambiente più sano e più verde, per lenire l’impatto causato dalle infrastrutture urbane, produttive e di trasporto. Gli alberi sono dei perfetti alleati per il nostro benessere e per combattere le Pm10 e le Pm2,5, due particelle presenti nell’aria con effetti molto negativi sulla salute dell’uomo. I benefici delle piante sono molteplici e tangibili: tutela della biodiversità; contrasto al cambiamento climatico; mitigazione del rischio idrogeologico e delle alte temperature estive; miglioramento dell’ecosistema; riqualificazione dei quartieri. Meno asfalto e più natura vivente: le città del futuro devono essere così. E proprio lungo questa direttiva bisogna lavorare e concentrare le azioni amministrative».

Che selezione viene fatta nella scelta delle specie? Ci sono delle differenze tra le diverse zone?

«Cerchiamo di variegare le specie in modo tale da massimizzare la biodiversità, preferendo, solitamente, le specie autoctone a quelle esotiche e stando attenti allo spazio dove decidiamo di mettere l’albero e agli organismi che entreranno in relazione con esso. Prima di decidere l’habitat, vengono valutati i luoghi più adatti per la crescita e la vita della pianta: nutrizione, rifornimento idrico, spazio sufficiente per la chioma, eccetera. Conoscere le caratteristiche delle zone in cui avverrà la piantumazione e del rispettivo microclima è estremamente importante, in modo tale che gli alberi rappresentino davvero un elemento di benessere per la collettività. In certe aree, ad esempio, è meglio far crescere alberi resilienti ai cambiamenti climatici, in altre, invece, favorire piantagione di alberi con bassi carichi di polline, come quando ci troviamo vicino alle scuole, agli ospedali, alle case di cura o simili. Niente è lasciato al caso. Quello che vogliamo è costruire delle vere e proprie ‘reti’ verdi che percorrano il territorio – connettendo montagna, città e pianura -, così da garantire una equa distribuzione degli stessi, assicurandone i benefici desiderati a quante più persone possibili».

Chi può partecipare attivamente al progetto?

«Comuni, scuole, associazioni, imprese e cittadini. Puntiamo a un coinvolgimento a 360 gradi, perché consapevoli che progettare un nuovo ‘bosco’ in città, piantando alberi, sia da considerare un bene comune, un regalo a tutta la collettività. Chi desidera, può rivolgersi presso le aziende vivaistiche accreditate e acquistare gratuitamente le piante, mentre, per quanto riguarda le imprese, una volta definito l’accordo con il Comune, è lo stesso Ente a consegnargli le piantine. Dal 1 ottobre 2020 all’11 gennaio 2021 sono stati messi a dimora oltre 360 mila alberelli, un numero davvero considerevole. Siamo convinti che coinvolgere in prima persona i cittadini e creare sinergie tra pubblico e privato siano le carte vincenti per raggiungere una vera e propria svolta green, in linea anche con quanto definito dall’Europa».

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