Peste Suina. Confagricoltura: "Da Piacenza a Rimini un piano di eradicazione dei cinghiali"

Archivio

RIMINI. L'Emilia-Romagna metta a punto un "piano di eradicazione (eliminazione radicale, ndr) del cinghiale" contro la diffusione della peste suina. Arriva a chiederlo il presidente regionale di Confagricoltura, Marcello Bonvicini, dopo la riunione della sezione faunistico-venatoria con i rappresentanti provinciali dell'organizzazione agricola. Secondo l'associazione di categoria, del resto, "la politica attuata finora nel Paese si è dimostrata inadeguata. Pertanto, salvaguardare la filiera suinicola dal pericolo Psa diventa un obiettivo prioritario".

I prodotti Dop e Igp emiliano-romagnoli a base di carne di maiale, del resto, valgono più di un miliardo di euro su un ammontare complessivo nazionale di 1,93 miliardi, sottolinea la Confagricoltura regionale. Per questo, afferma Bonvicini, "sono indispensabili le misure attuate nell'immediato per contenere la diffusione della peste suina africana, ma ora chiediamo alla Regione di predisporre un piano di eradicazione del cinghiale, che è il principale vettore dell'infezione". In buona sostanza, Confagricoltura Emilia-Romagna invoca un "cambio di passo per contrastare la moltiplicazione inarrestabile dei cinghiali". L'allarme lanciato dagli agricoltori "più volte" anche in passato "non ha mai ottenuto l'attenzione dovuta da parte delle Istituzioni- punta il dito l'associazione- e ora occorre una strategia efficace". Secondo Bonvicini, dunque, occorre "modificare l'approccio al problema. L'attività venatoria non è il fattore di rischio di diffusione dell'infezione. Adesso l'obiettivo su cui concentrare l'azione deve essere il prelievo selettivo del cinghiale da Piacenza a Rimini, per evitare danni economici e sociali incalcolabili. Ci attendiamo dalla futura politica una maggior capacità di ascolto delle istanze del territorio".

Confagricoltura si dice "d'accordo sulla sospensione dell'attività venatoria nelle province di Parma e Piacenza, vicine all'area infetta. Tuttavia non dobbiamo assolutamente bloccare i piani di controllo della specie cinghiale, anche quelli eseguiti in modalità collettiva, atti alla riduzione di questi ungulati". Insomma, per l'associazione di categoria è "importante in tutto il territorio regionale non abbassare la guardia e continuare senza sosta l'unica attività di contrasto alla presenza eccessiva dei cinghiali con l'unico strumento utile in nostro possesso: il Piano di controllo del cinghiale 2021-2026". Per Bonvicini si tratta di un "intervento doveroso e necessario vista la pericolosità della malattia e le possibili ripercussioni commerciali sulle filiere delle carni Dop e Igp".

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui