Peste suina, a rischio anche le produzioni regionali

Un mostro è alle porte dell’Emilia-Romagna. E potrebbe mettere in ginocchio una buona parte dell’economia del territorio basata sul maiale, minacciando danni ai prodotti Dop e Igp della Regione che contano, in totale, secondo Confagricoltura, un patrimonio di 1.032 miliardi di euro. Un asse portante dell’economia del Paese e qui dentro ci sono moltissimi casi di sostenibilità delle produzioni a rischio. I casi di peste suina africana hanno coinvolto ora 114 Comuni, 78 in Piemonte e 36 in Liguria. I ministri della Salute e delle Politiche Agricole, Roberto Speranza e Stefano Patuanelli, hanno deciso di porre il divieto di ogni attività venatoria, salvo la caccia selettiva al cinghiale, nelle zone infette. Nelle aree vengono vietate anche la raccolta dei funghi e tartufi, la pesca, il trekking, il mountain bike e le altre attività di interazione diretta o indiretta coi cinghiali infetti.

La Regione Emilia-Romagna si è mossa per fare una mappatura delle zone a rischio per frenare i contagi. Dopo i primi casi rilevati in Piemonte e Liguria, la Regione, in accordo con le realtà confinanti Lombardia e Toscana e sulla base delle indicazioni dell’Unità di crisi nazionale del Ministero della Salute, ha emanato un primo provvedimento tramite un’ordinanza a firma del presidente Stefano Bonaccini e ha sospeso alcune forme di caccia al cinghiale nelle due province più a rischio: Piacenza e Parma. La decisione precauzionale, su disposizione delle indicazioni del Ministero della Sanità, stabilisce un blocco totale dell’attività venatoria nei comuni di Zerba e Ottone e un blocco della caccia collettiva al cinghiale (braccata e girata), la caccia vagante con l’ausilio di cani e l’attività di “controllo” del cinghiale in forma collettiva nel restante territorio delle province di Piacenza e Parma.

Al momento, fuori dalla zona infetta, vengono intensificate le sorveglianze sul cinghiale anche attraverso l’esecuzione di battute di ricerca attiva delle carcasse, i controlli sulle macellazioni dei suini negli allevamenti familiari, la vigilanza sulle movimentazioni degli animali sensibili e la vigilanza e verifica delle condizioni di biosicurezza degli allevamenti. La Regione ha avviato una campagna rivolta ai cittadini, in particolare escursionisti, cacciatori, fungaioli e tartufai. Nel caso in cui ci si imbatta in un cinghiale morto (o nei suoi resti), l’invito è di telefonare allo 051.6092124, dopo aver memorizzato la propria posizione geografica, e di scattare una foto, da poter inviare successivamente ai servizi. Un sistema, attivo da tempo, per aumentare la sorveglianza attiva sul territorio, ed evitare che le situazioni precipitino.


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