Non soltanto un prodotto da portare in tavola per arricchire i piatti della tradizione, ma una vera e propria esperienza immersiva per esplorare e comprendere a fondo il territorio dell’Appennino. È questa l’idea vincente portata avanti da Matteo Cameli, chef e titolare dell’albergo diffuso e ristorante “Al Vecchio Convento” di Portico di Romagna, dove gli ospiti hanno la possibilità di andare alla scoperta di una storica tartufaia, nata nel 1988.
«L’obiettivo principale è far capire concretamente alle persone come funziona il complesso sistema del tartufo – racconta Cameli – spiegando le differenze tra le varie tipologie e il legame profondo con l’ambiente naturale». Le uscite sul campo, che si svolgono in una tartufaia facilmente accessibile situata tra i 400 e i 500 metri di altitudine, durano circa due ore. Durante l’escursione, i partecipanti possono seguire da vicino la ricerca al fianco dei cani addestrati e comprendere i segreti, la pazienza e la passione che animano il lavoro quotidiano del tartufaio, culminando poi l’esperienza con un menù interamente dedicato.
Il calendario della raccolta segue l’alternarsi delle stagioni e la maturazione delle diverse varietà: dal tartufo nero estivo al marzolo, fino al nero pregiato e all’uncinato, per poi raggiungere il culmine con il pregiatissimo tartufo bianco. La ricerca si ferma solo durante la pausa estiva, un periodo di riposo fondamentale per permettere alla terra e alle spore di rigenerarsi e far crescere i tartufi per la stagione successiva.
L’autunno rappresenta senza dubbio il momento più atteso e suggestivo: da ottobre fino a dicembre, tutti i sabati mattina ripartono le uscite dedicate al bianco, che torna così ad essere il grande protagonista in cucina. Tra gli appuntamenti principali a calendario spicca la “Settimana del tartufo”, in programma dal 14 al 18 ottobre, pensata per fondere l’emozione della ricerca nei boschi con l’alta gastronomia dell’albergo diffuso.
Negli anni, la tartufaia è diventata anche un punto di riferimento e un luogo d’incontro di respiro internazionale per enti, allevatori, addestratori e handler con i loro cani, che arrivano da tutta Europa per effettuare prove di lavoro e attività sul campo. Una storia d’amore per la propria terra iniziata quasi quarant’anni fa che oggi si trasforma in una proposta turistica di grande attrattiva: camminare nella natura, seguire l’intuito e il fiuto dei cani, scoprire i segreti del sottobosco e infine ritrovarne i sapori nel piatto, valorizzando in maniera autentica l’intera vallata.