«Costruire un mondo di pace in un’epoca di conflitti: ecco la nostra missione». Passa oltreoceano sei mesi all’anno, da dicembre a maggio, il 73enne Rodolfo Dal Pane, ferroviere in pensione, che fa parte del circolo internazionalista Italia-Cuba fondato a Russi, in provincia di Ravenna, nel 1994, come ramo dell’associazione nazionale nata negli anni Sessanta in solidarietà con la Rivoluzione cubana, a seguito della tentata invasione degli Stati Uniti a Playa Girón. Uno dei 2.500 sodalizi, quello a cui appartiene Dal Pane, oggi attivi in 152 Paesi. Questo romagnolo doc vive nella provincia di Sancti Spiritus riconosciuta patrimonio dell’Unesco per il suo patrimonio architettonico ma soprattutto celebre per il ruolo chiave svolto da Ernesto “Che” Guevara, rivoluzionario, scrittore e politico argentino, durante la fase finale della rivoluzione, in particolare con la campagna di Las Villas nel 1958.
Da Ravenna a Cuba “a lottare per un mondo di pace”
Dal Pane, quali sono gli obiettivi dell’associazione Italia-Cuba?
«Oltre a promuovere l’amicizia tra il popolo italiano e quello cubano, lottiamo contro il blocco illegale che gli Stati Uniti impongono da oltre cinquant’anni chiedendo altresì la restituzione della base di Guantanamo. Scendendo nello specifico, sosteniamo progetti specifici nel campo della sanità portando, tramite container, medicine salvavita e attrezzature, come ventilatori polmonari e ferri chirurgici, destinati all’ospedale dell’Avana, noto per i trapianti di organi. Massima attenzione viene accordata inoltre all’istruzione soprattutto per potenziare la digitalizzazione, data anche l’annosa penuria di carta, ma anche per fornire i materiali necessari alle scuole di ogni ordine e grado fino all’università oltre che alle biblioteche».
In quali modi reperite i fondi?
«I finanziamenti più cospicui vengono dalla generosità della gente: in primis dalle somme raccolte durante la Fira di Sett Dulur che dal XVII secolo si svolge a Russi in settembre. In tutto siamo oltre 150 volontari».
Cosa ha imparato dai cubani?
«È un popolo orgoglioso e fiero capace di lottare senza piegarsi, nonostante le privazioni a cui è sottoposto da più di mezzo secolo. Vedono sempre il bicchiere mezzo pieno».
Quali sono le difficoltà quotidiane per chi vive nell’isola di Fidel Castro?
«L’embargo del petrolio da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, impedisce l’arrivo del carburante e complica la possibilità di avere l’elettricità».
Perché consiglierebbe a un giovane di entrare in questo sodalizio?
«Per abbracciare la politica della solidarietà e dell’amicizia tra popoli: un’alchimia letale per lo spirito guerrafondaio di Trump. Senza dimenticare il valore della lotta all’inquinamento e della necessità di incentivare il rispetto della natura. Costruire un mondo migliore e un futuro di pace, scongiurando la terza guerra mondiale, passa anche attraverso questo cammino».