Pere, pasta e frutti di mare: gli alimenti più costosi sul mercato

Con un aumento record dei prezzi del 29,6% sono le pere a far registrare di gran lunga il maggiore rincaro tra i prodotti agroalimentari. È quanto emerge dallo studio Coldiretti sui dati Istat relativi all’inflazione che vede sul podio anche la pasta (+10,8%) e i frutti di mare (+9,8%), col caro energia che impatta sul gasolio utilizzato per rifornire i pescherecci, che rischiano di rimanere in banchina.

Crisi climatica e caro energia

«Una classifica che è il risultato – sottolinea Massimiliano Bernabini, presidente di Coldiretti Forlì-Cesena – del mix esplosivo del rincaro dei costi energetici e dei cambiamenti climatici che impattano sull’offerta di un bene essenziale come il cibo, sul quale con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di accaparramenti, speculazioni e incertezza che deve spingere il Paese a difendere la propria sovranità alimentare».

La produzione agricola e quella alimentare in Italia assorbono oltre il 11% dei consumi energetici industriali totali per circa 13,3 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti (Mtep) all’anno, secondo la Coldiretti sulla base dei dati Enea sugli effetti dei rincari della bolletta energetica sugli approvvigionamenti alimentari degli italiani.

«La produzione di pere nel 2021 – sottolinea Giulio Federici, direttore di Coldiretti Forlì-Cesena – si è attestata a 276 milioni di chili contro i 770 milioni di chili di cinque anni fa, con una riduzione del 64%. Il crollo del raccolto al minimo storico è avvenuto per effetto dell’andamento climatico sfavorevole e per gli attacchi di agenti patogeni e parassiti alieni. Una situazione amplificata dal massiccio ricorso all’importazione di pere dall’estero».

Impatto su tutta la filiera

Si tratta della punta dell’iceberg della situazione di vulnerabilità in cui si trova la produzione agroalimentare. Sulla difficile situazione dal punto di vista produttivo si sono abbattuti i rincari energetici che hanno colpito l’intera filiera agroalimentare, dai campi all’industria di trasformazione fino alla conservazione e alla distribuzione. Per le semine di grano per pasta e pane gli agricoltori, spiega la Coldiretti, sono stati costretti ad affrontare aumenti dei prezzi fino al 50% per il gasolio necessario per le lavorazioni dei terreni, senza dimenticare che l’impennata del costo del gas, utilizzato nel processo di produzione dei fertilizzanti, ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi dei concimi, con l’urea passata da 350 a 850 euro a tonnellata (+143%). L’aumento dei costi riguarda anche l’alimentazione del bestiame, il riscaldamento delle serre per ortaggi e fiori. Il rincaro dell’energia si abbatte poi sui costi di produzione come quello per gli imballaggi, dalla plastica (+72%) per i vasetti dei fiori alla banda stagnata per i barattoli (+60%), dal vetro (+40%) per i vasetti fino alla carta (+31%) per le etichette dei prodotti che incidono su diverse filiere.

Guardando al Pnrr

Coldiretti guarda anche alle possibilità che derivano dal Pnrr, per cui ha proposto «progetti concreti immediatamente cantierabili». «Digitalizzazione delle aree rurali, recupero terreni abbandonati, foreste urbane per mitigare l’inquinamento in città, invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici e interventi specifici nei settori deficitari dai cereali all’allevamento, dalla quarta gamma fino all’olio di oliva sono alcuni esempi di questi piani strategici», elenca il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini

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