Perchè accade in Italia

Gio 11 Luglio 2019 | Sergio Pizzolante *


Perchè accade in Italia

Mon 22 July 2019 | Sergio Pizzolante *

Salvini va verso il 40%, la Meloni verso l’8% e Di Maio, pur perdendo consensi rimane non lontano dal 20%. Circa il 70% degli italiani è su posizioni populiste e nazional populiste. La Silicon Valley del populismo (copyright, Giuliano da Empoli). Il doppio rispetto a fenomeni simili in tutto l’Occidente. Sempre in Italia un altro record eccezionale, populismo di destra e populismo di sinistra convergono. Muri, porti chiusi, pregiudizi razziali, alimento della paura e della collera , cultura del nemico, statalismo, pregiudizio verso la scienza, la competenza, il merito, le imprese.

In Francia la Le Pen e Melanchon non stanno insieme, così negli USA, Trump e Sanders, in Italia sì. Dentro i 5 stelle e dentro la maggioranza di governo.
Perché accade in Italia? Perché è l’Italia. Non è una novità.
Giuliano da Empoli dice che “l’Italia è stata un laboratorio nel quale si sono condotti esperimenti politici vertiginosi, destinati spesso ad essere riprodotti… in altre parti del mondo”.


Il fascismo è stato il primo, ma dopo la sua caduta, “abbiamo dato i natali al più grande partito comunista dell’Europa occidentale”. E ancora, “con la caduta del muro di Berlino, poi, il nostro Paese si è trasformato nella Silicon Valley del populismo, anticipando di circa 20 anni la rivolta contro l’establishment… che scuote l’Occidente”. Mani Pulite è stata un’operazione populista.
Sempre Da Empoli, “se Heinrich Mann descriveva Napoleone come una palla da cannone sparata dalla Rivoluzione Francese, si potrebbe dire che Di Maio e Salvini sono palle di cannone sparate da Tangentopoli”.
La rivoluzione giudiziaria che ha decapitato la classe politica italiana inaugurando il rigetto delle élite, la fuga dalla politica, l’odio per il Parlamento e le istituzioni democratiche, “la gente che applaude se stessa”, diceva Borrelli, capo del pool di Milano.

Populismo!
Da allora non si “è fatto altro che cercare élite alternative”. Con continui cambi di scenari e di salvatori del popolo. Ha iniziato la sinistra, che ha sostenuto l’azione dei magistrati, che ha cancellato 5 partiti storici e delegittimato i politici come corrotti ed incompetenti. Si è poi arrivati ad un governo presieduto da un non politico, Ciampi, si sono cercati in giro per l’Italia sindaci non politici, il mito, falso, della società civile incorrotta. Sino alle elezioni vinte, più volte, da un imprenditore, Berlusconi, non politico, che è stato trattato, poi, come il principe dei corrotti.

E poi dopo, la sinistra che si affida ad un professore, Prodi. Società civile pubblica contro società civile privata. Sino a Monti e al governo di tutti tecnici. Poi i tentativi, politici, di Renzi, Gentiloni. La scommessa riformista.

Troppo tardi. Troppo poco.
Il trionfo di 5 stelle e Lega, lo spiega bene sempre Da Empoli nel suo fondamentale libro, “gli ingegneri del caos”, è figlio di questa storia italiana. Di questa attitudine a cercare la via facile, la scorciatoia, con l’inganno, con l’autoinganno, con le maschere di un eterno carnevale. La maschera di Mussolini dietro la quale si nascosero alta borghesia del nord e latifondisti del sud, in nome del popolo.

Le maschere dei partiti della Prima Repubblica, dietro le quali si è nascosta l’assenza dello stato e la presenza di stati stranieri, in casa nostra, amici e nemici. La maschera dei Di Pietro, dei Prodi, dietro le quali si è nascosta la sinistra post comunista. La Maschera di Berlusconi, dopo la scomparsa del pentapartito. Si è sempre mischiato il vero con il falso. Giudizio e pregiudizio.

Perdendo ogni percezione delle cose. E poi la cultura del nemico, la ricerca del colpevole fuori di noi per quello che non siamo diventati, per quello che non abbiamo, contro quelli che hanno ciò che vogliamo. E quindi, la tentazione, continua, irresistibile, di affidarci all’uomo forte, che risolve per noi. Salvo poi, altrettanto velocemente, trasformare il salvatore nel capro espiatorio. Il balcone di piazza Venezia e piazzale Loreto.


Il governo gialloverde è in questa scia, uno dei “laboratori” italiani della nostra storia.
È regime? È fascismo? Non proprio. Non solo perché Mussolini rispetto a Salvini era uno statista. No!
Le chiamano “democrazie illiberali”. Da Orban a Salvini.


Ma credo abbia ragione Nadia Urbinati, che facendo riferimento agli studi del professor John Keane, dell’Università di Sidney, parla di “nuovo dispotismo”. Ideologia del popolo, manipolazione dei media, demonizzazione del nemico, alimento della collera, pregiudizio razziale, punizione delle élite, oligarchia, clientelismo. Ma tutto questo seducendo il pubblico, con promesse generose, che tengono dentro tutti, quando tutto dentro non ci sta: reddito di cittadinanza, Flat tax, pensioni facili. E se non si può fare, e non si può fare, la colpa è dell’Europa, di Soros, della finanza internazionale, degli invasori.
Nuovo dispotismo.

Salvinismo. E questa maschera mi fa più paura di altre.
(*) già Parlamentare

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