Il coronavirus ha messo in ginocchio il sistema fieristico internazionale. Da quasi un anno ormai quasi tutte le manifestazioni sono state cancellate. Italian Exhibition Group, la società che unisce le Fiere di Rimini e Vicenza, è una di quelle che in Italia ha reagito meglio alla pandemia, ma il livello resta da allarme rosso. Come spiega l’amministratore delegato di Ieg, Corrado Peraboni.

Che situazione stanno vivendo le Fiere?

«La situazione generale è drammatica. Sento lamentele di categorie che hanno perso il 20-30% del fatturato. Le fiere sono ferme da marzo e hanno visto scomparire l’80% degli introiti».

E Ieg?

«È andata un po’ meglio degli altri. Ieg forse è la società italiana del settore che nel 2020 ha retto meglio alla pandemia, ma ai danni si aggiunge un problema molto importante: l’incertezza. Fra settembre e ottobre siamo stati fra i pochi, insieme a Milano, a effettuare fiere in presenza (come il Ttg). Questo ci ha spinto a insistere nel mantenere in calendario alcune manifestazioni importanti come il Sigep e Beer and food attraction. Ma visto che il decreto del governo vieta giuridicamente le fiere fino al 5 marzo, periodo che molto probabilmente sarà prolungato, non possiamo chiedere alle aziende di prepararsi e investire, con il rischio che poi finisca tutto all’aria come già accaduto nel novembre scorso per Ecomondo. Così abbiamo, per ora, abbiamo deciso di procedere con le fiere “digitali” almeno sino a fine marzo».

Gli eventi on-line funzionano?

«Abbiamo realizzato una piattaforma molto innovativa che serve alle aziende per presentarsi al mercato e tenere viva la community, ma è chiaro che un evento in presenza abbia tutta un’altra efficacia e non è paragonabile a ciò che si può fare tramite il web».

La Fiera di Rimini quando tornerà ad aprire le porte al pubblico?

«Incrociando le dita, speriamo in estate con Rimini wellness. È una manifestazione meno internazionale rispetto al Sigep e ci dovrebbero essere meno difficoltà legate agli ospiti, ai viaggi e agli spostamenti. Fra gli eventi quasi certi dovrebbero esserci i grandi appuntamenti sportivi effettuati anche lo scorso anno: Ginnastica in festa (tra fine giugno e inizio luglio) e Sportdance (a metà luglio). Per il resto, ci stiamo concentrando sul 2022 quando speriamo che si possa ripartire dal Sigep».

Con i dipendenti come va?

«Abbiamo stretto la cinghia. Il Gruppo, con tutte le società satellite, conta circa 450 lavoratori. Nonostante le difficoltà finanziarie e i mancati incassi, alcune cose ci rendono orgogliosi. Come aver garantito a tutti, in anticipo, la cassa integrazione: i nostri dipendenti non hanno conosciuto le lungaggini dell’Inps. Quando è scattata la cassa integrazione, il presidente e tutti i dirigenti si sono volontariamente autoridotti la retribuzione, nella stessa percentuale dei nostri collaboratori. Questo ci ha consentito di anticipare la cassa integrazione e di non lasciare indietro nessuno: un bellissimo segnale».

Licenziamenti?

«No, nessuno. E neppure li faremo. Stiamo soffrendo insieme e continueremo così anche nei prossimi mesi, a differenza dei nostri competitor tedeschi che hanno deciso di eliminare centinaia di posti di lavoro».

Che cosa ha fatto il governo in termini di ristori?

«Per il sistema fiera, il governo ha stanziato un fondo di 400 milioni di euro. Ma per le regole dell’Unione europea sugli aiuti di Stato, nessuna azienda poteva ricevere più di 800mila euro: un limite che è stato recentemente elevato a 3 milioni. A causa del virus Ieg ha perso circa 100 milioni di fatturato: è facile capire che, per noi, un ristoro di 3 milioni di euro fa sorridere. Per avere un ristoro pieno, occorre che il governo chieda una deroga all’Europa motivandolo come emergenza sanitaria che è effettivamente prevista dalle regole Ue».

Gli altri Paesi come si stanno muovendo?

«L’Unione europea ha da poco approvato il piano della Germania per sostenere le Fiere che prevede un fondo di 642 milioni. Questo significa che se la stessa deroga non viene chiesta anche dall’Italia, i tedeschi sono pronti a fare un solo boccone del sistema fieristico italiano. Ieg è un Gruppo solido ma questo è un problema enorme e tante Fiere sono a rischio. Ora speriamo che la crisi di governo non rallenti la richiesta italiana di ottenere la deroga, altrimenti ci troveremo con le fionde a fare la guerra contro i panzer tedeschi. Già non siamo grandi come loro… per competere dateci almeno un mortaio».

A che punto è la fusione con Bologna?

«Molto avanti. Noi siamo pronti, ma i tempi li dettano i soci: appena riceveremo il via libera, il progetto si può chiudere in pochi mesi. Probabilmente prima di giugno. Dall’accordo con Bologna ci aspettiamo molto in termini di benefici e di ricaduta sul territorio».

Quali sono le prospettive per il futuro?

«Malgrado tutto, sono positive. Ci sono elementi di fiducia sia verso le nostre aziende che per il territorio. Un segnale paradossale ci arriva da una manifestazione che non è stata fatta: per Ecomondo, che era in programma in piena seconda ondata Covid, abbiamo dovuto bloccare tutto mentre c’erano 500 aziende pronte a montare gli stand. Ciò significa che si sente la mancanza di fiere in presenza. Appena consentito torneremo a rimetterci in moto e riusciremo ad essere, come dico sempre, la seconda spiaggia di Rimini».

La sottosegretariaPuglisi: la fusione è importantissima

«In questi tempi di crisi durissima, la fusione tra Ieg e la Fiera di Bologna è un’operazione davvero importante per lo sviluppo del territorio». Parola della sottosegretaria al Lavoro, Francesca Puglisi che aggiunge: «Nascerà così il primo polo a livello nazionale ma anche il decimo a livello mondiale».

Ma i sindacati sono preoccupati: «Della fusione non sappiamo assolutamente nulla dalla parte pubblica e pochissimo da quella aziendale» segnala Sara Ciurlia, segretaria della Fisascat-Cisl di Bologna. «Bisogna costruire un tavolo che non lasci indietro nessuno e permetta a tutti di tornare a lavorare visto che gli invisibili in questo settore sono tanti» a partire dagli allestitori fino agli operatori con il part-time ciclico verticale.

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