Per Confindustria «la Romagna deve entrare da protagonista in Europa»

Per Confindustria «la Romagna deve entrare da protagonista in Europa»
Da sinistra Paolo Maggioli, Dario Galli, Vincenzo Boccia e Lucio Caracciolo all’assemblea di Confindustria Romagna

RIMINI. La Città Romagna prende sempre più forma. A un anno dalla presentazione a San Patrignano del progetto di Confindustria, nei giorni scorsi è stata posta infatti la prima pietra con la sottoscrizione di una lettera d’intenti con cui Confindustria Forlì-Cesena, Confcooperative Ravenna e Rimini, Legacoop Romagna, Cisl Romagna, Confagricoltura e Associazione Albergatori di Rimini delineano il percorso conclusivo e auspicano un chiaro aspetto istituzionale futuro. «In questi mesi abbiamo lavorato duramente a questa visione, attraverso decine di incontri con soggetti pubblici e privati sottolineando o in ogni modo che questo non è il progetto di Confindustria, ma una visione che Confindustria offre al territorio, con l’obiettivo che si sviluppi un’alleanza tra un gruppo di soggetti che lavorino tutti nella stessa direzione, garantendo così le condizioni minime affinché la Romagna possa pesare nella competizione globale per quello che vale. L’obiettivo è entrare da protagonisti nel novero delle zone più avanzate d’Europa. Siamo sicuri che le istituzioni e le amministrazioni faranno la loro parte, partecipando a questo progetto con lungimiranza e generosità» ha spiegato all’assemblea di Confindustria a Milano Marittima il presidente Paolo Maggioli.

Cambiamento possibile
Trovando subito sponda piena da parte del sindaco di Rimini Andrea Gnassi, che ha citato “il riformismo” di Antonio Calabrò e le parole chiave “cambiamento” e “possibile” per parlare di Città Romagna, Città d’Europa. «In quest’Italia nevrotica, incline alla retorica dei grandi annunci e alla pratica dei conservatorismi familisti e corporativi, sono proprio le imprese a interpretare al meglio le spinte necessarie alle continue trasformazioni dei rapporti di produzione e scambio. Questo vale anche per le città. O le città spingono sul pedale del cambiamento radicale oppure sono destinate a un lento tramonto, in linea con un Paese che nel 2019 ha una crescita stimata dello 0,1%, ultimo tra gli Stati Ue. Nell’ultimo quinquennio la Romagna è stata ed è laboratorio di un cambiamento possibile. Lo ha fatto con le sue città (penso a Rimini, che sta cambiamento il sotto con le fogne e il sopra con i contenitori culturali e progetti di rigenerazione urbana), con le sue imprese (l’unione di Confindustria), con i programmi di area vasta sui servizi primari a cittadini e tessuto socio economico. E’ cresciuta una nuova cultura della responsabilità fondata prima di tutto sull’esatta conoscenza delle proprie potenzialità, tanto che il 77% delle presenze turistiche in Emilia Romagna, viene registrato nel territorio tra Rimini e Ferrara» ha rivelato il primo cittadino, aggiungendo come questo sia figlio di «un riformismo che non è per nulla tiepido ma spinto, sulla base della pianificazione strategica strumento principale per andare oltre i muri, oltre gli interessi spiccioli, oltre i campanilismi che ancora sopravvivono e sta facendo recuperare il gap sugli investimenti in ricerca e innovazione. Con la Città Romagna, la Romagna è un caso di scuola in itinere, il work in progress di un riformismo possibile».

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