Pensioni, banche, Iva: ultima chiamata per San Marino

Settore bancario, sicurezza dei conti pubblici, riforma delle pensioni, IVA e accordo con l’UE: il rilancio della Repubblica di San Marino passa da qui. Cinque sfide fondamentali, che rappresentano forse simbolicamente l’ultimo sforzo del Titano per chiudere i conti con il passato e rilanciarsi nel contesto internazionale. Il problema è che i giorni passano, ma nulla sembra cambiare. E il confronto si arena alle parole. San Marino deve guardare al futuro, ma deve farlo in fretta. La sola strada percorribile è quindi quella delle riforme (in primis sull’Iva) e di un accordo di associazione con l’Unione Europea, che con la pandemia ha mostrato ancora una volta quanto avrebbe fatto comodo a San Marino, soprattutto per quello che riguarda gli ingenti finanziamenti previsti dal Recovery Fund, oltre ai canali di credito della BCE: tutte risorse a cui la piccola Repubblica non ha potuto accedere e, anzi, ha dovuto avviarsi, per la prima volta, sulla strada dell’indebitamento estero. Vecchi temi? Forse, ma ora che l’economia mondiale tutta sta provando a riprendersi, anche il microstato incastonato tra la Romagna e le Marche deve muoversi. L’Anis, lo scorso 8 settembre, ha rimesso in fila le cinque priorità dopo un incontro col Governo. Il problema è «che non c’è più tempo» avverte William Vagnini, segretario generale di Anis. «Abbiamo un potenziale di crescita enorme, ma occorre che tutto il Paese, politica compresa, si muova nella giusta direzione se vogliamo concretizzarlo».

Gli industriali

Il futuro è quindi sospeso. Lo sanno bene gli industriali, le cui imprese si confrontano da anni con le regolamentazioni del mercato comunitario. Proprio per questo, da alcune settimane, è stata organizzata una serie di tavoli di confronti istituzionali, volti a capire come pianificare il futuro. «C’è la necessità – spiega Vagnini – di delineare un progetto per il Paese che parta dal mettere in sicurezza il bilancio dello Stato, su cui oggi pesano le mancate riforme sia sulla pubblica amministrazione che assorbe gran parte della spesa corrente, sia su tutti gli altri settori in difficoltà. Un piano strategico che risponda alla domanda: come vediamo San Marino tra dieci o venti anni?».

Si arriva così alle cinque priorità stilate da Anis in questi anni. A partire dalla riforma delle pensioni, «non più rinviabile» dice Vagnini. Il sistema previdenziale sammarinese deve infatti trovare il modo di rendersi sostenibile, perché anche se le riserve tecniche sono imponenti – oltre 400 milioni di euro – senza un piano rischiano di andare buttati via. Non è poi un segreto la difficoltà del settore bancario, con la raccolta che si è ridotta quasi di un terzo e solo quattro banche su dodici che si sono salvate dalla crisi negli ultimi dieci anni. Proprio oggi Anis avrà un incontro con alcuni rappresentanti del Fondo monetario internazionale sullo stato di salute dell’economia sammarinese.

Apertura

E veniamo ai due temi più rilevanti. Il primo è l’accordo con l’Ue. Il percorso sta andando avanti, ma troppo lentamente. «Starne fuori non è affatto un vantaggio – assicura Vagnini – anche perché già oggi subiamo molte delle direttive comunitarie, lavorando con i vari Stati membri. Bisogna assolutamente accelerare e soprattutto condividere gli obiettivi che si vogliono raggiungere con la trattativa». Il secondo riguarda l’Iva. Dopo 50 anni, San Marino vuole dire addio al sistema monofase, tuttavia «ancora non c’è chiarezza sulla volontà di una sua introduzione né sulle tempistiche. La fatturazione elettronica, che finalmente potremo utilizzare per l’interscambio con l’Italia dall’1 ottobre, abbandonando le vecchie procedure cartacee, rappresenta un passaggio epocale, che rende ancora più urgente la necessità, sulle imposte, di iniziare a parlare la stessa lingua degli altri paesi».

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