Pennac: «Per l’eternità Federico Fellini continua a resuscitare in me»

Pennac:  «Per l’eternità Federico Fellini  continua a resuscitare in me»

RIMINI. «Il progetto teatrale sulla resurrezione di Fellini è la cosa più reale di questa storia».
Si parla di resurrezione. Si parla di sogni. Si parla de La legge del sognatore. Al centro di tutto, Federico Fellini. A farlo resuscitare, a modo proprio, lo scrittore francese Daniel Pennac, l’inventore del “capro espiatorio” Benjamin Malaussène, che confessa la sua smodata passione per il maestro riminese. Tanto da averci scritto su un libro, La legge del sognatore appunto (Feltrinelli, in libreria dallo scorso 16 gennaio) e poi ideato uno spettacolo, che è altro dal libro, ed è «un segreto assoluto» dice Pennac parlando al telefono da Torino, dove è andato in scena ieri sera dopo la tappa al Piccolo Teatro Strehler di lunedì.
Milano, Torino, e poi Rimini. Lo scrittore oggi settantacinquenne, divenuto celebre anche in Italia con la “saga” della famiglia Malaussène, arriverà oggi nella città natale di Federico Fellini.
C’era già stato?
«Venni anni fa, non ricordo quando, per presentare un mio libro. Ma non ebbi occasione di vedere la Rimini felliniana, il Grand Hotel, il cinema Fulgor… Potrò farlo ora».
Arriva con uno spettacolo tratto dal suo ultimo libro, un omaggio a Fellini nel centenario della nascita (20 gennaio): come è nata l’idea?
«Come ho già avuto modo di raccontare, sono partito dall’idea di raccontare un mio sogno adolescenziale: come una inondazione di luce, inizialmente inondava la mia stanza, poi l’intera casa, quindi l’intero paese. Di lì sono arrivato a Fellini. Lo spettacolo è stata poi una idea della regista, Clara Bauer».
Leggo da un estratto del libro: «È stato a teatro, alla fine, che l’abbiamo resuscitato. Nel rettangolo di luce». Letto così sembra proprio un tentativo di far “resuscitare” Fellini, cosa che in qualche modo stiamo tutti facendo, celebrandolo. Ma come può essere fatto davvero “resuscitare”?
«Ogni volta che rivedo un film di Fellini lui resuscita in me. Io passo la mia vita a rivedere tutti i suoi film e dunque, in questo modo, Fellini continua per l’eternità a resuscitare in me».
Il titolo del libro e dello spettacolo è “La legge del sognatore”: qual è la legge del sognatore Fellini?
«Quando sognava, come tutti noi, non aveva la possibilità di controllare i suoi sogni quindi i sogni regnavano su di lui. Quando si risvegliava, a partire da quel momento, utilizzava i suoi ricordi onirici e così era lui a regnare sui sogni».
Ha dichiarato che trascrive i propri sogni, proprio come ha fatto a lungo Fellini in quello che è ora il “Libro dei sogni”. Li utilizza per la sua parte creativa, per i libri?
«Qualche volta».
A quando risale questa sua grande passione per il cinema di Federico Fellini?
«Quando vidi “Il bidone” (il film è del 1955, ndr) ne rimasi folgorato, ed era ancora un flim “realista”. Di lì in poi ho amato sempre Fellini. Tra i film che amo di più ci sono “Amarcord”, “Roma”, “Intervista”, “Ginger e Fred”. Certamente “La dolce vita”…».
È singolare, rileggendo oggi il suo primo libro del ciclo Malaussène, “Il paradiso degli orchi”, ritrovare situazioni ed echi simili proprio a “Ginger e Fred”: il consumismo, la spettacolarizzazione… Risalgono allo stesso anno, il 1985. Trova anche lei questa somiglianza?
«Sì, è vero. A vedere “Ginger e Fred” vi portai anche mia mamma all’epoca».
Questa sua grande passione per Fellini però non si è mai tradotta in un incontro.
«È vero, e me ne rammarico. Non è mai accaduto anche per mia timidezza».
Invece, per restare al suo Paese, la Francia, è nota la grande amicizia e stima reciproca tra Fellini e George Simenon.
«Erano entrambi di un’altra generazione rispetto alla mia. Però ho letto naturalmente il carteggio, bellissimo, tra loro due».
Che lei sappia, invece, Fellini ebbe mai modo di leggere suoi libri? Era un lettore attento, curioso.
«Beh, questo non saprei…».

ALLE 21 AL TEATRO GALLI
La lettura scenica ispirata a “La legge del sognatore”, in scena questa sera (ore 21) al teatro Galli, è una produzione firmata Compagnie Mia – Il Funaro, in coproduzione con Intesa Sanpaolo e in un adattamento di Clara Bauer e Daniel Pennac con la regia di Clara Bauer.
GLI INTERPRETI
Sul palcoscenico riminese insieme a Pennac ci saranno Pako Ioffredo, Demi Licata e Gaetano Lucido. Le musiche originali sono di Alice Loup.
IL FIRMACOPIE
Al termine dello spettacolo (ingresso libero, sono esauriti da giorni i biglietti a invito) lo scrittore si intratterrà col pubblico nel foyer per firmare le copie del libro.

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