Paz, le chitarre, l’estate: Riccardo Amadei è tornato

di Beppe Ardito

Riccardo Amadei, cantautore riminese, ha appena pubblicato l’album Estate infinita, registrato e mixato al Deck Recording Studio di Rimini.

Nell’album pone l’attenzione sulla frenesia incomprensibile della quotidianità, l’egocentrismo fine a sé stesso e la sensazione conseguente del senso di solitudine. Paradossalmente il periodo del lockdown che stiamo vivendo ha amplificato la distanza fra gli uomini. La tecnologia è diventata così l’unico mezzo di comunicazione. Qual è la prima cosa urgente da recuperare quando torneremo alla normalità?

«La fiducia. Uno dei tanti problemi sarà ritornare a fidarsi delle persone fisicamente e anche intellettualmente. Non siamo più abituati a stare insieme in un luogo chiuso. Questo periodo ci ha abituati alla diffidenza, alla paura. Secondo me sta proprio alle nostre generazioni dare fiducia ai ragazzi più giovani perché noi ne siamo stati permeati fino adesso. Non sarà lo stop di un anno davanti a una tragedia a farcelo dimenticare».

Il tema centrale del disco “Estate infinita” è l’incapacità di accettare la frenesia di questi tempi quasi distopici. Qual è, ammesso che ci sia, la ricetta per dare un senso a tutto questo?

«Avere il coraggio di fermarsi, non stando fermi ma evitando di rimanere vittime di questa bulimia comunicativa. Riuscire a individuare quelle tre o quattro cose importanti che vale la pena approfondire. Senza mettere il cuore nelle cose tutto ci passa e niente resta. Entrare dentro le cose accendendo la passione contribuisce alla nostra maturità».

Con Tamara Balducci e altri collaboratori ha contribuito alla rassegna “Le città visibili”. È dell’idea che Rimini possa essere un polo culturale oltre che turistico?

«Penso che Rimini debba mantenere la sua dimensione provinciale, che trovo sia una risorsa, ma è anche molto bello che abbia aspirazioni da grande città. Non penso che Rimini sia uno dei centri del mondo, come New York, Roma o Istanbul, però è molto bello perché da qui passa tutto. Conserva inoltre la dimensione dell’onirico, del viaggio, del metafisico: lo slogan “Rimini, dove tutto si immagina”, dove si può sognare, lo testimonia. Questi sono gli elementi per continuare la narrazione di una città che ha tutte le caratteristiche per diventare un polo culturale. Non lo è già ma ha le potenzialità per diventarlo oltre all’entusiasmo».

Rispetto alle sue precedenti produzioni è riuscito a unire l’urgenza dei testi con la musica. Ad esempio il brano “Incubo padano”, primo singolo tratto dall’album, riesce a proiettarla in quella pianura desolata, quasi come nei film gotici di Pupi Avati.

«Buona parte del merito va a Gianluca Morelli. Fa tutto parte di un percorso. Si comincia a fare dischi per suonarli e poi col tempo impari a farli fino ad arrivare al punto di mettere le tue idee in musica nel modo migliore possibile. Ho sempre suonato rock, fa parte della mia formazione e questo è un disco suonato con una marea di chitarre, tanto bistrattate nelle ultime produzioni discografiche, ma ci trovi anche elettronica».

Il brano “Estate infinita” ha tutte le carte in regola per diventare una hit estiva.

«La canzone è dedicata alla figura di Andrea Pazienza e alla sua personalità vitale e straripante. Purtroppo ci ha lasciato troppo presto nell’estate della vita, stagione vista come metafora dell’esistenza. Ma in quel brano c’è anche Rimini e la stessa Bologna di Pazienza, parte di quella vita culturale che si viveva durante l’università».

Un disco intensoper ripensareal nostro tempo

“Estate infinita” è il terzo album in studio di Riccardo Amadei. L’artista riminese ha al suo fianco i collaboratori storici dei suoi lavori precedenti, Alberto Marini ed Enrico Ro, che hanno contribuito agli arrangiamenti. Per l’occasione, inoltre, ha voluto al suo fianco prestigiosi musicisti come Gionata Costa.

“Estate infinita” vuole essere una sorta di voce fuori dal coro, un’esortazione a riprendere in mano l’umanità in questo tempo frenetico. Nelle canzoni del disco Amadei pone l’accento sulla trascuratezza dei significati e la reale conoscenza dell’altro, la sua accettazione e il coinvolgimento dei sentimenti. Come da lui stesso dichiarato, perché è nell’umanità che ci si riconosce, che si stabilisce un contatto.

Amadei pone anche l’accento sull’evoluzione informatica che ci ha coinvolto tutti, dove i contenuti perdono spessore, la logica del possesso ci ha investito di tonnellate di materiale audio e visivo di cui però abbiamo perso il significato. La condivisione è diventata una parola vuota e il risultato è una solitudine reale e un coinvolgimento assente fra le persone.

Il disco è stato prodotto da Gianluca Morelli (Landlord) al Deck Recording Studio di Rimini. BE.AR.

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