Paura da Coronavirus, a Ravenna piovono disdette anche sui ristoranti

RAVENNA. «La situazione è drammatica, questa fobia sta facendo un massacro». Mauro Mambelli, presidente di Confcommercio Ravenna e titolare del ristorante del centro storico La Gardela, sceglie queste parole per descrivere l’emergenza Coronavirus, che dall’inizio di questa settimana ha costretto gli imprenditori emiliano-romagnoli a chiudere i battenti di moltissime attività.

«I dati che arrivano dalla ristorazione, ma soprattutto dal mondo degli alberghi, sono pazzeschi – continua –. Ci sono hotel che pensano di chiudere per il week-end, vista la scarsissima affluenza turistica, letteralmente decimata dagli ultimi eventi. Io il mio ristorante lo riapro domani (oggi per chi legge, ndr), per cercare di dare, nel mio piccolo, un sonoro “scrollone” a questo blocco generalizzato. Abbiamo ricevuto chiamate di disdetta importanti, alcune per inizio marzo, altre addirittura per aprile inoltrato. Non siamo, però, gli unici: i miei soci del Babaleus martedì sera erano già stati contattati per l’annullamento di 120 coperti, nulla toglie che in questi due giorni qualcun altro si sia ricreduto».

Anche “Al 45”, a fianco al Battistero degli Ariani, le telefonate non hanno tardato ad arrivare: «Già quattro gruppi, ognuno tra le 60 e le 70 persone, ci hanno detto che non verranno più. Sono quasi 300 clienti persi, subito dopo una settimana di ferie».

Un periodo di chiusura se lo era concessa anche la Piadineria Mosaico e ora, vista l’incertezza, i gestori sono indecisi sulla data della riapertura, che da domani, quando era prevista, potrebbe slittare in avanti.

Rimangono, sempre stando a quanto comunicano i ristoratori, solo i ravennati, in particolare i giovani, che a cena fuori continuano ad andare. Non manca, poi, uno sguardo all’immediato futuro, temuto da chiunque, in città e nel forese, gestisca un locale. Se lo stato dell’arte non dovesse cambiare, infatti, molti titolari si troverebbero in ginocchio.

«Personalmente – riprende Mambelli – credo che ci stiamo rendendo conto di dover allentare la morsa della paura. Con intelligenza, stiamo già capendo che, forse, chiudersi in casa è una soluzione un po’ esagerata. La situazione è grave e richiede estrema attenzione, ma non è una catastrofe assoluta e non è nemmeno così diversa da altre emergenze sanitarie a cui abbiamo fatto fronte in passato».

Un’ottica ragionata, volta a risolvere il problema sia nel rispetto delle ordinanze che nell’agevolazione dei lavoratori, di cui lo stesso Mambelli discuterà al tavolo degli esercenti. «Come Confcommercio – spiega – cercheremo di contenere l’allarmismo, già estesamente diffuso, discutendo con l’Amministrazione di quale sia il piano d’azione migliore per ripartire dalle serie difficoltà a cui stiamo andando incontro. Inizieremo dal proporre la riapertura dei musei, dei monumenti e del cinema, che contribuiscono in maniera fondamentale alla nostra economia, incentivando le gite scolastiche e le visite culturali, indotti importanti per la città».

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