Patuelli: Dante 700 prosegua oltre il 2021

Antonio Patuelli, personalità eminente del mondo bancario italiano e internazionale – come presidente della Cassa di Ravenna e dell’Abi, Associazione bancaria italiana –, è studioso e appassionato della figura di Dante Alighieri e della sua opera. Lo scorso anno è stato insignito del prestigioso Lauro dantesco ad honorem, premio istituito nel 2010 dal Centro relazioni culturali del Comune di Ravenna, «dedicato a coloro che con particolare e generoso impegno operano nel nome di Dante, rendendo vivo il lascito dantesco e favorendone la conoscenza e la divulgazione». Recita la motivazione «in virtù degli studi delle relazioni tra l’elaborazione dantesca e il grande pensiero europeo, tra etica e filosofia, in un rigoroso e attento dialogo con le discipline storiche».

Presidente Patuelli, sugli Annali di Romagna 2021, supplemento alla rivista “Libro Aperto”, ha pubblicato un saggio sull’edizione della “Divina Commedia” del 1911, a opera di Leo Olschki: qual è la rilevanza di questa opera e del suo proemio, a firma di Gabriele D’Annunzio, attualmente in mostra alla Biblioteca Classense?

«La mostra in Classense è molto interessante, perché evidenzia innanzitutto l’eminente ruolo culturale di Benedetto Croce (ministro della Pubblica istruzione nell’allora quinto Governo Giolitti) nelle celebrazioni del precedente Centenario dantesco. La mostra evidenzia anche le forzature che l’allora insorgente nazionalismo fascista realizzò tentando di strumentalizzare il sesto Centenario dantesco. Riconosco le qualità culturali di Gabriele D’Annunzio, ma non apprezzo tanti aspetti della sua esperienza non di militare, non di patriota, ma le forzature che egli realizzò contro lo Stato di diritto, come quella di Fiume. L’edizione del 1911, a cura di Leo Olschki, è indubbiamente un fatto di qualche rilievo nella preparazione del Centenario dantesco di un secolo fa, ma molto inferiore al ruolo che vi ebbe Benedetto Croce».

Il suo interesse e la profonda conoscenza dell’opera di Dante Alighieri le hanno permesso di organizzare innumerevoli e prestigiose iniziative a lui dedicate: da dove nasce questa attenzione verso la figura di Dante?

«Sono ravennate, ma a differenza di tanti miei coetanei, ho studiato e mi sono laureato all’Università di Firenze: questa importante esperienza culturale e di vita mi ha fatto meglio capire la storia e i caratteri della Toscana e dei toscani, in particolare dei fiorentini, e mi ha stimolato a comprendere meglio, anche in questa chiave interpretativa, tutta la vicenda umana e poetica di Dante Alighieri».

In più occasioni ha rilevato l’importanza del lascito dantesco soprattutto per quanto riguarda la lingua italiana: qual è oggi questo lascito e la sua rilevanza?

«La lingua italiana è strettamente connessa alla cultura di un Paese originalissimo come l’Italia: lingua e cultura sono fondamenti essenziali, anche se non unici, dell’identità italiana che non va esaltata strumentalmente eccessivamente, ma soprattutto studiata approfonditamente».

Lo scorso anno è stato insignito del Lauro dantesco: cosa significa per lei questo riconoscimento?

«Per me è stata una grande soddisfazione morale, in particolare per la cerimonia che si è svolta proprio all’interno della Basilica di San Francesco a Ravenna, la parrocchia di Dante esule nella nostra città, la chiesa dove si svolsero i suoi funerali e vi fu la sua iniziale tomba. Con queste consapevolezze ho provato una fortissima emozione che non dimenticherò».

Quali sono le iniziative dantesche, nell’ambito del settimo Centenario ma anche in previsione futura, a cui è maggiormente legato?

«Purtroppo da un anno la pandemia combatte la vita e la salute delle persone, ma contrasta anche tante iniziative culturali in presenza. Le nuove tecnologie sopperiscono il più possibile, ma non riescono a fare miracoli. Quindi è indispensabile che il settimo Centenario della morte di Dante non sia limitato all’anno 2021, ma, così come è stato preparato per lunghi anni, con tante iniziative culturali, così dovrà essere seguito nei prossimi anni da altre intense attività e iniziative culturali».

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