Patrick Leech: “La finale la vincerà la mia Inghilterra”. Ma Donnarumma non era d’accordo

È anglo-romagnolo John Patrick Leech. Professore associato al Dipartimento di interpretazione e traduzione dell’Università di Bologna, sede di Forlì, vive in Italia da quasi quarant’anni e in città da venti. Ha anche ricoperto il ruolo di assessore alla cultura e alle relazioni internazionali durante il mandato del sindaco Roberto Balzani. Non è un esperto di calcio ma in lui convivono due culture che giocando a Wembley, questa sera, si fronteggeranno simbolicamente inseguendo una palla, alla ricerca del gol decisivo. E della vittoria. Una sfida che geograficamente, e sportivamente, ribadisce la posizione del Regno Unito in Europa, benché non sia più uno Stato membro dell’Unione Europea. La Brexit infatti non ha alcun effetto sul calcio perché gli Europei sono organizzati dalla Uefa. E il gioco è salvo.

Professore, lei dichiara di non intendersi di calcio, la partita la vedrà?

«Non me ne intendo ma certo la guarderò. Ho guardato molte partite del campionato».

Chiederle per chi tiferà stasera è inutile, vero?

«Sono costretto a tifare per Inghilterra. L’ultima volta che è andata in una finale di un campionato di calcio, ho visto la partita sulle ginocchia di mio padre. Ci sono cose che toccano parti profonde di noi».

Inghilterra-Italia: così diverse eppure culturalmente attratte l’una dall’altra. Da cosa in particolare e perché secondo lei?

«L’Inghilterra rappresenta un Paese del nord Europa ed è storicamente potente, imperiale e proiettato verso l’America. L’Italia è un Paese giovane, complesso, ibrido, mediterraneo. Quindi ci sono diversità, ma sono proprio quelle che attraggono, no? L’attrazione non è forse il desiderio di qualcosa altro di te?».

Recentemente Elisabetta Sgarbi ha inserito la sezione sport in un festival culturale da lei stessa ideato. È vero che lo sport, e così anche il calcio, è cultura?

«Certo. Il grande storico e critico del Trinidad, C.L.R. James scrisse, “What do they know of cricket, that only cricket know?” ovvero cosa sanno di cricket, coloro che sanno soltanto di cricket? La cultura è sport e lo sport è cultura. Basti pensare anche al grande gesto di inginocchiarsi della squadra inglese in questo campionato, in sostegno dell’antirazzismo».

I romagnoli guarderanno la partita mangiando la piadina, la maggior parte degli italiani la pizza. Gli inglesi cosa mangeranno durante il match?

«Non mangiano, bevono. L’Inghilterra è il Paese della birra. Il mangiare, in queste occasioni, è un accompagnamento dell’attività principale, il bere».

Lei è stato adottato da Forlì. Può essere felice un inglese in Romagna?

«Certo, in Romagna si sta bene, e gli inglesi sono ben accetti. Sono triste soltanto quando mi chiamano un suddito della regina – sono repubblicano».

Professore, stiamo parlando di una partita, di un gioco ma la metafora bellica è sempre la più utilizzata nelle cronache sportive. Un pronostico di questo scontro?

«Mi dispiace, ma vince l’Inghilterra. Il mio informatore più accreditato, un caro amico inglese appassionato di calcio, mi dice che gli attaccanti inglesi sono più giovani, la loro velocità durerà più a lungo. E ha una panchina veramente lunga».

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