A passeggio con Abramo Lincoln e la sua “Lettera all’insegnante di mio figlio”

RIMINI. Aveva ragione Calvino quando affermava che «un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire». Esistono testi che – sebbene scritti decenni se non centinaia di anni fa – paiono non esaurire mai la portata del loro messaggio, la capacità di regalare ai lettori mille letture di sé e una lente di ingrandimento utile per rileggere il presente alla luce delle peculiarità, dei sogni e dei desideri che connaturano da sempre l’uomo.
Uscito nel lontano 1865 e recentemente ripubblicato da Einaudi, non fa eccezione Lettera all’insegnante di mio figlio, testo attualissimo e commovente in cui il sedicesimo presidente americano Abraham Lincoln, al quale è attribuita l’opera e che è entrato nella storia per aver posto fine alla schiavitù nel 1865 con la ratifica del XIII emendamento della Costituzione americana, si mostra nelle vesti di padre amorevole e riflette sulla valenza etica e sociale dell’educazione scolastica, attraverso un vero e proprio inno alla conoscenza.
Il libro – nella intensa traduzione di Nadia Terranova, autrice finalista del Premio Strega 2019 con all’attivo riconoscimenti importanti, testi tradotti in Europa e negli Stati Uniti e che da anni collabora con «la Repubblica», «Internazionale» e altre testate – è stato ristampato nell’edizione impreziosita dalle tavole di Giulia Rossi, giovane riminese (classe ’87) che ha già realizzato copertine e albi illustrati per diversi editori, conseguendo anche il prestigioso diploma di “Master ars in fabula”.
Rossi, da dove è nata la passione per il mondo della figuratività e perché ha scelto di declinare questa sua passione scegliendo il contesto dell’illustrazione editoriale, che l’ha portata a realizzare tavole che sono state selezionate in occasione di mostre e concorsi a livello nazionale e internazionale?
«Da sempre le immagini hanno suscitato in me un forte interesse, forse per la mia affinità con il disegno come forma di comunicazione e di espressione. Nel mio percorso di studi, in architettura e nelle arti figurative, ho avuto poi l’opportunità di trasformare questa passione in una conoscenza e una padronanza pratica degli elementi visivi che compongono le immagini. Così, proprio nel contesto dell’illustrazione editoriale, ho trovato un campo molto fertile per esprimere nuovi effetti comunicativi grazie alla corrispondenza e al profondo rapporto che sussiste tra le immagini e le parole».
Cosa ha rappresentato per lei poter illustrare un classico incentrato sul valore della formazione culturale in quanto strumento di crescita e comprensione di sé e del mondo?
«È stato per me una nuova e stimolante opportunità per esprimere visivamente dei valori universali, fondamentali per la crescita culturale delle nuove generazioni. In particolare, la possibilità di realizzare e rappresentare visivamente – e non senza difficoltà – gli strumenti di crescita che sono alla base della comprensione di sé e della realtà che ci circonda, ha richiesto una ricerca di un nuovo percorso illustrativo: ho immaginato queste tematiche come una “passeggiata” in cui l’allievo e il maestro, incontrando diverse situazioni, sono chiamati a riflettere e a ragionare insieme, e questo mi ha permesso di porre e ripensare la conoscenza come un cammino intrapreso sia dall’alunno che dall’insegnante, perché per entrambi diventa una forma di crescita che scaturisce dal loro rapporto».
Le illustrazioni realizzate per il testo, sospese a metà tra i libri di una volta e la figuratività dei racconti illustrati più moderni, hanno un sapore retrò e sono caratterizzate da tratti delicati e colori tenui, capaci di coinvolgere il lettore, facendolo fantasticare per dipingersi da sé i dettagli delle scene descritte. Quali erano gli obiettivi sottesi alle scelte figurative che ha portato avanti sulle pagine del libro?
«Fin dalle prime bozze ho pensato di illustrare questo libro ispirandomi al mondo del teatro e del cinema, perché la materia e gli argomenti che dovevo affrontare, nel mio immaginario, erano nostalgicamente collegati a quel mondo: pertanto, ho studiato i personaggi e le ambientazioni come se fossero scenografie e attori di uno spettacolo. Ho poi cercato di cogliere le parti salienti del testo, trasformandole in elementi di carattere simbolico, come ad esempio le maschere a rappresentare la falsità delle persone, il serpente per richiamare l’invidia, i giornali al vento a ricordare le tanti voci e le diverse idee che si ascoltano ogni giorno, il “cardinale rosso” che è un volatile tipico dello stato del Kentucky dove è nato Lincoln e che rappresenta perfettamente i misteri e le meraviglie insite nel creato, e così via. Ho infine preferito ambientare tutta la narrazione in un’atmosfera autunnale ovattata, in cui le foglie cadute e gli altri elementi naturali diventassero una sorta di fil rouge capace di unire tutte le immagini, per enfatizzare le gamme cromatiche che amo e utilizzo maggiormente nelle mie illustrazioni».

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