Ravenna, Passarini aveva ordinato nuove dosi per coprire i finti vaccini

Al setaccio il cellulare e il computer del dottor Mauro Passarini. Si cercano contatti, messaggi, telefonate e scambi di e-mail non solo dei pazienti che si sono rivolti a lui per ottenere il green pass. L’interesse degli inquirenti è orientato anche a rintracciare le persone che potrebbero avere fatto da tramite fra i no vax e il medico di base di Marina di Ravenna, consapevoli di indirizzarli verso un dottore disposto ad attestare un vaccino in realtà mai somministrato. Il numero dei certificati verdi sospetti bloccati dalla polizia di Stato su richiesta del sostituto procuratore Angela Scorza è salito a circa una novantina, su 294 pazienti vaccinati a partire dallo scorso giugno; i sequestri hanno coinvolto anche sette operatori sanitari (un infettivologo dell’ospedale di Ravenna, un oculista, una psichiatra, e quattro infermieri) oltre a diversi esponenti delle forze dell’ordine.

Disposti i domiciliari

Quanto al dottore, ieri è uscito dal carcere. Così ha deciso il giudice per le indagini preliminari Corrado Schiaretti, che nella mattinata di mercoledì ha sciolto la riserva concedendo gli arresti domiciliari, come chiesto dall’avvocato Carlo Benini, difensore del 64enne, al termine dell’interrogatorio di garanzia di lunedì scorso. Passarini in quell’occasione ha confessato di essersi prestato, su richiesta esplicita dei pazienti, a farli risultare come immuni al Covid pur senza inoculare alcuna dose; avrebbe inserito i loro nomi nel portale SoleWeb, in uso ai medici di base, insieme al codice identificativo dei flaconi di Pfizer forniti dall’Ausl e funzionale per il rilascio dei green pass. Ha però negato di avere chiesto soldi in cambio della finta attestazione; circostanza che contrasta tuttavia con la ricostruzione dell’accusa, anche alla luce dei 1.555 euro trovati in tasca al medico in occasione della perquisizione del 17 ottobre da parte della Squadra Mobile. Quel giorno gli agenti erano entrati nell’ambulatorio di Marina di Ravenna dopo aver atteso l’uscita di tre pazienti (tra cui una minorenne inconsapevole dell’accordo tra il padre e il medico) giunti da Belluno appositamente per effettuare una somministrazione fittizia.

Ad ogni modo, alla luce delle dichiarazioni dell’indagato sarebbero cadute secondo il gip le condizioni necessarie per la massima misura cautelare, fra le quali il pericolo di inquinamento probatorio. La sospensione e l’annullamento della convenzione con l’Ausl in merito alla fornitura delle dosi di siero anti SarsCov2, ha inoltre fatto venire meno anche il rischio di reiterazione del reato.

Stava contattando i no vax

Emergono inoltre altri risvolti nelle indagini condotte dalla Squadra Mobile. Verso gli ultimi giorni di ottobre, dopo la perquisizione degli ambulatori e il sequestro di 13 flaconi di vaccino inutilizzati e ormai da buttare, Passarini aveva chiesto altre fiale all’Ausl. Ormai consapevole di essere stato scoperto, stava cercando di richiamare i pazienti vaccinati per finta, per sottoporli a una reale dose di siero e farli risultare coperti qualora gli inquirenti li avessero sottoposti a un test anticorpale. Tentativo vanificato dall’arresto, in seguito al quale sono scattate decine e decine di accertamenti clinici. Ben 40 le persone che si sono rivolte all’azienda sanitaria rendendosi disponibili all’analisi. Reazione opposta quella di sei su sette sanitari presenti nell’elenco, i quali hanno invece deciso di sottrarsi al controllo.

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