Parità di genere, mancano le basi

Più volte su queste pagine ho ospitato interventi, e preso posizione, a favore della parità di genere nel linguaggio. In particolare per la declinazione al femminile delle professioni (sindaca, assessora, avvocata, ingegnera…). Poi, nella cronaca cittadina di tutti i giorni, si scopre che a Rimini un esclusivo circolo ricreativo nega ancora il voto alle donne (in base allo statuto del 1803) e a Ravenna una discoteca pubblicizza le serate con uno sconto alle ragazze con i tacchi.

Continuerò a parlare di parità di genere nel linguaggio, ma mi rendo conto che forse allora ci mancano ancora i fondamentali, le più semplici basi grammaticali di una reale parità. Per carità, sia il circolo che la discoteca sono “affari privati”, non c’entra l’ente pubblico. E si può benissimo sorriderci sopra come cose di poco conto, banalizzandole come un residuo del passato e un’iniziativa solo pubblicitaria. Eppure dovrebbero farci riflettere su come anche nelle cose di poco conto sia ancora tanto lontana l’agognata parità di genere. (E il rispetto della donna).

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