“Parigi-Imola” e il falso Alighieri quasi meglio dell’originale

IMOLA. Una operazione di alto profilo realizzata in Romagna grazie all’incontro tra avanzate tecnologie digitali e le raffinate abilità di artigiani specializzati. Nasce così un facsimile che permette per la prima volta di ricomporre la preziosa edizione quattrocentesca della Commedia di Dante che complesse vicende storiche hanno smembrato.

Il manoscritto “Parigi-Imola”, attualmente diviso tra la Bibliothèque Nationale de France, che ne conserva la maggior parte, con 59 miniature, e la Biblioteca di Imola, che ha 21 carte con 13 miniature, è una delle copie medievali del capolavoro dantesco più riccamente decorate, eseguita attorno al 1440 per il duca di Milano Filippo Maria Visconti. A tale progetto, di cui è nota solo la parte riguardante l’Inferno, lavorarono l’umanista Guiniforte Barzizza e un miniatore di grande prestigio noto come “Maestro delle Vitae Imperatorum”.

Sabato 13 marzo alle 10 sulle pagine Facebook della Biblioteca e del Comune di Imola sarà trasmessa in streaming la presentazione del facsimile realizzato dalla casa editrice Imago di Rimini . Una “copia” per modo di dire, visto che ha richiesto il lavoro certosino di una quindicina di persone per due anni: questo esemplare – stampato in 300 copie di cui 100 già vendute ai collezionisti al prezzo di oltre 6mila euro l’una – è l’orgoglio della casa editrice che dal 2015 ha già riprodotto 8 manoscritti danteschi.

«Facciamo riproduzioni di antichi manoscritti – spiega Barbara Bertoni di Imago –, “falsi” autorizzati, e questo è il gioiello di questa collezione. Un manoscritto smembrato che ha richiesto lunghissime trattative tra Francia e Italia per la sua realizzazione».

Lo stile del miniatore è aggiornato alle più alte lezioni del tardogotico europeo. Caratteristica particolare delle illustrazioni è invece quella di essere concepite e rappresentate come delle “sequenze” di taglio cinematografico, di grande efficacia narrativa.

All’appuntamento online di sabato saranno presenti il sindaco di Imola Marco Panieri, l’assessore Giacomo Gambi, il direttore della Biblioteca Gabriele Rossi e Barbara Bertoni.

In collegamento i membri del comitato scientifico: Marcello Ciccuto, presidente della Società Dantesca Italiana, Alessandro Masi, segretario generale della Società Dante Alighieri, Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, e Fabrizio Lollini, professore di Storia dell’arte medievale a Bologna.

Il manoscritto nasce alla corte dei Visconti, su committenza o a beneficio dell’ultimo duca di Milano di questa importante famiglia, Filippo Maria, con ogni probabilità tra gli anni Trenta e Quaranta del Quattrocento. L’opera, che ancora nel 1469 è parte della celebre Biblioteca Viscontea di Pavia, alla fine del secolo entra in possesso del re di Francia Luigi XII. È forse proprio Luigi XII a donarlo poco tempo dopo a Giovanni Caracciolo duca di Melfi per i servigi resi alla corona, e da qui, attraverso vicende in gran parte oscure, del manoscritto si perdono le tracce fino al suo ritrovamento, nel 1835, in un castello della Dordogna da parte dell’erudito francese Gaston de Flotte che lo acquista e lo porta con sé a Marsiglia.

Tra il 1836 e il 1837 de Flotte prende accordi con l’esule italiano Giuseppe Zaccheroni, per la realizzazione a stampa di una edizione del manoscritto, fino ad allora inedito. Nel 1838 Zaccheroni realizzò poi una edizione critica del codice. Rientrato in Italia, Zaccheroni fu eletto deputato nel 1865 nel collegio di Imola, e nel 1866 donò alla biblioteca di Imola una copia del volume inserendovi una serie di fogli tratti dal manoscritto originale, tra cui alcune delle splendide miniature che ornavano il testo dell’opera. In pratica “ritagliò” alcune figure dal prezioso volume prima di restituirlo al proprietario.

Il resto del codice visconteo viene venduto nel 1887 dagli eredi di de Flotte alla Biblioteca Nazionale di Francia dove è tuttora conservato. Di alcune delle immagini ritagliate si sono tuttavia perse le tracce. La parte conservata in Italia è una sorta di illustrazione con tavole originali di un testo a stampa ottocentesco, operazione che ha comunque permesso alle miniature di non finire disperse.

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