Pari. Parola d’ordine: Resilienza

Pari. Parola d'ordine: Resilienza

Resilienza, è sicuramente l’imperativo dall’inizio della pandemia. In pochi giorni, la scala dei valori e delle priorità si è completamente alterata. Il lavoro è bloccato, le  scuole chiuse, i risparmi investiti esponenzialmente ridotti, l’organizzazione frenetica della vita un ricordo, le fragilità nazionali a nudo, la libertà, il nostro bene più prezioso, fino a ieri baluardo intoccabile, barcolla, sotto i giusti colpi dei decreti contenitivi. Una situazione impensabile, che ci proietta molto indietro nel tempo.

Nessuna delle generazioni attuali, salvo una piccola minoranza, aveva mai provato tutto questo. D’un tratto, appare cancellata la società opulenta, le leggi ipergarantiste, la presupponenza della scienza e della tecnologia, in parte, persino  l’onnipotenza del denaro. L’animale umano è giustamente smarrito ed estremamente impaurito. Eppure, in questo triste momento di vita, la resilienza ci impone la ricerca della positività, partendo dalla riflessione, dalla quale scaturiscono le osservazioni, che sfociano nelle domande, in questo caso, sulla vita “ante-virus”. Al lettore le risposte, senza interferire sulle diverse sensibilità.
Prima osservazione: l’inquinamento atmosferico si è significativamente ridotto. Le domande. Erano necessari, tutti i trasferimenti “ante virus”? Necessarie le stazioni affollatissime, gli aeroporti colmi di persone, le strade intasate con conseguenti città inquinate. Oppure, una quota molto significativa degli spostamenti erano completamente inutili, una buona parte del lavoro e del sistema scolastico sono  trasferibili “on line”, con riduzioni di costi e di inquinamento inimmaginabili? 
Seconda osservazione. E’ stato completamente azzerato l’inquinamento acustico. Le domande. Oltre al traffico, del quale abbiamo già parlato, erano necessarie le feste ed i locali con la musica “sparata” più o meno legalmente fino a tarda notte, a scapito  della libertà dei cittadini di riposarsi e vivere indisturbati? Avremo imparato ad essere più educati e rispettosi delle necessità di tutti?
Terza osservazione. La paura unisce, il passato si dimentica. Oggi, tutti plaudono giustamente al personale della sanità pubblica, ma fino a ieri, i medici faticavano a reperire una assicurazione a responsabilità civile che li tutelasse, per le tante richieste di danni. Nel pronto soccorso di molti ospedali, era necessaria la presenza delle forze dell’ordine, per le inqualificabili intolleranze di tanti cittadini. Le domande: quando questa tremenda vicenda si sarà conclusa, riusciremo ad apprezzare nuovamente il valore della competenza? Riusciremo ad essere meno arroganti e presupponenti? 
L’isolamento porta a riflettere, il silenzio, ad alcuni può fare paura, in realtà, incoraggia le introspezioni, favorisce la razionalità, ci sprona ad apprendere ritornando alla lettura, ci insegna a vivere senza il condizionamento del branco.

* Docente e Referente di sede d’esami universitaria

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